CAMERIN DICE 32

Maria Elena supera anche Patricia Mayr e porta a 8 il numero delle italiane nel main draw degli U.S. Open. Sconfitto invece Vagnozzi. Analisi sulle ultime partite di qualificazione

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New York (U.S.A.) –  Come accaduto nel 2008 Maria Elena Camerin ha concluso brillantemente il torneo di qualificazione dello U.S. Open, centrando così il main draw numero 32 in un torneo del Grande Slam, un numero piuttosto importante, che mette bene in risalto la competitività della tennista veneta a questi livelli. Maria Elena, così come accaduto ieri, non ha mai corso pericoli e si è sin da subito mostrata ben più in palla della sua rivale, l’austriaca Patricia Mayr.

Quattro giochi concessi.
Quello disputato nel pomeriggio (ora di New York) di oggi era il primo incontro tra queste due tenniste, impegnate in questi ultimi tempi a riagguantare una posizione tra le prime 100 del ranking mondiale. Per il momento, però, le due non risultano inserite nella top-100 Wta, per cui sono state costrette a meritarsi la partecipazione all’ultimo Slam della stagione tramite le qualificazioni. Entrambe accreditate di una testa di serie – la 11 per Mayr, la 21 per Camerin – sono giunte oggi con buone carte da giocarsi, eppure, quella che poteva essere una partita equilibrata, è stata invece un assolo della giocatrice italiana, messasi subito nelle condizioni di contenere l’avversaria e di scavare un divario incolmabile. Decisiva, nelle sorti della prima frazione, la serie di tre break cui assistevamo tra il secondo ed il quarto gioco, in un momento del match in cui si passava dal 1-0 al 3-1 e servizio per Maria Elena. Il resto del set scorreva seguendo l’ordine dei turni di battuta, concludendosi quindi con un 6-3 favorevole a Camerin. Rinfrancata, Maria Elena non concedeva invece alcuna chances a Mayr nel secondo set, portandosi sul 4-0 e archiviando la pratica sul punteggio di 6-1. Camerin rinfoltisce così la pattuglia azzurra già di per sè nutrita nel tabellone principale (Schiavone, Pennetta, Errani, Vinci, Garbin, Oprandi, Brianti) e può prepararsi per il nono U.S. Open della carriera, torneo dove tradizionalmente ha sempre riportato risultati interessanti – per 5 volte ha centrato l’accesso al secondo turno.

Vagnozzi, niente da fare.
Sulle speranze di qualificazione del nostro Simone Vagnozzi si è abbattuto il ciclone Martin, che di cognome fa Klizan, talento slovacco di 21 anni alla disperata ricerca di dare seguito alle belle impressioni che aveva destato nel corso della propria carriera juniores, quando si era aggiudicato il Roland Garros 2006 – oltre al titolo di Salsomaggiore Terme – conquistando in questa maniera anche il primo posto della classifica mondiale riservata agli under 18. Un incontro caratterizzato dalla lenta partenza di Simone, sovrastato nelle battute iniziali dallo slovacco nato a Bratislava, che si aggiudicava facilmente il primo set 6-2 e si involava, in maniera che appariva irrimediabile, anche nella frazione successiva. Sul punteggio di 1-4 si concretizzava invece il sussulto del tennista marchigiano, che dopo una frazione inaugurale in cui in risposta non aveva mai trovato le adeguate contromisure, si faceva più intraprendente e riacciuffava in extremis il rivale. Tuttavia, dopo aver impattato sul 4-4, Vagnozzi assisteva ad un nuovo allungo di Klizan, che chiudeva sul 6-4 e si meritava così uno dei 16 posti rimasti liberi nel main draw. Per Martin è il primo Slam della carriera, per Simone, che avrebbe potuto raggiungere lo stesso traguardo, resta comunque il ricordo di una settimana positiva.

New Balls, yes.
La giornata di sabato sembra davvero allineata su un canovaccio che premia la linea verde. Dopo Klizan, vengono promossi in tabellone anche Ricardas Berankis, che quindi si guadagna la possibilità di disputare un nuovo Slam a ruota di quello londinese, e Kei Nishikori, che quando assapora l’aria di New York sa sempre dare il meglio di sé. Il lituano ha piegato la resistenza dell’esperto Kevin Kim, testa di serie numero 25, per 6-1 6-3, mentre il nipponico residente negli Stati Uniti ha superato il canadese Frank Dancevic – a cui aveva regalato l’illusione sotto forma di break nelle prime battute –  schiantato con grande facilità fino al finale 6-4 6-1. Nel prosieguo della giornata si sono distinti altri tennisti alle prime esperienze in tornei di questo tipo. Ad esempio il canadese Milos Raonic, che ha superato per 7-5 6-4 il francese David Guez, riuscendo in entrambe le frazioni a tappare il buco creato dal break con cui il transalpino pensava di aver ipotecato il set. Ed invece Raonic, che di anni ne ha otto di meno, ha mostrato una maturità davvero sorprendente, che potrà tornargli utile quando rimetterà piede in campo per il primo turno del main draw. Anche per Benoit Paire, classe 1989, lunedì avrà inizio il primo U.S. Open della carriera, ma lui almeno aveva già saggiato l’atmosfera-Slam durante l’ultimo Roland Garros. La strada, in verità, si era messa in salita contro l’olandese Igor Sijsling, ma dopo l’1-6 del primo set Benoit ha inciso un deciso cambio di rotta, incanalando l’incontro nella sua direzione con irrisoria facilità (6-2 6-1 il punteggio degli altri parziali). Neppure in campo femminile mancano i nomi nuovi, come quello di Sally Peers – che ricordiamo artefice dell’eliminazione della nostra Corinna Dentoni – vincitrice in una vera e propria battaglia della giapponese Junri Namigata (7-6 4-6 6-4), senza dimenticare le ventenni Rebecca Marino e Irina Falconi, le quali possono festeggiare il prestigioso traguardo della prima competizione Slam della vita, cui giungono con buone velleità dopo le nette vittorie colte rispettivamente contro Sharon Fichman (6-2 6-1) e Stephanie Dubois (6-3 6-1). E non sottovalutiamo Tamira Paszek – che si è riscattata di un periodo buio contro Evgeniya Rodina (2-6 6-3 6-0) – e Michelle Larcher de Brito, anche lei impostasi in rimonta (2-6 6-3 6-3) su una tennista russa, Alexandra Panova: ma queste, seppur giovani, non sono propriamente giocatrici poco note.

Altri sopravvissuti e altre sopravvissute.
Era in effetti poco prevedibile alla vigilia che nessuna delle 16 giocatrici qualificate fosse proveniente dalla Russia, solitamente un serbatoio infinito di tenniste: uno scenario alquanto sorprendente, come le qualificazioni dei due cechi Lukas Rosol e Dusan Lojda, che forniscono una nuova prova sul buono stato di forma che questa selezione sta attraversando, evidenziata, oltre che dai progressi del leader Tomas Berdych, anche dai brillanti risultati in Davis Cup. Lukas ha davvero faticato poco per avere ragione del giapponese Yuichi Sugita (6-1 6-2), Dusan, invece, ha dovuto sudare due set per incrinare le certezze di uno dei tennisti più in fiducia di questi ultimi mesi, il colombiano Robert Farah (7-5 6-4). Coglie invece il terzo passaggio indenne dalle qualificazioni Slam di questo 2010 Ivan Dodig (6-4 6-3 a Noam Okun) , il croato che, come già scritto ieri, tenterà di ripetere gli exploit di Melbourne e Wimbledon, dove ha superato anche un turno nel tabellone principale; conclude invece il suo personale Grande Slam – ovvero la partecipazione a tutti e 4 i major – la slovacca Zuzana Kucova, che ha trovato impreparata l’ucraina Tetiana Luzhanska, battuta per 6-4 6-0.

Poche teste di serie a segno. Un’altra statistica interessante ci indica come a qualificarsi per il main draw siano state solo 13 delle 32 teste di serie al via del torneo cadetto. A mantenere valida la gerarchia ci hanno pensato la numero 1 del seeding femminile Akgul Amanmuradova (6-4 6-3 a Valerie Tetreault), la numero 17 Nuria Llagostera Vives (2-6 6-4 6-3 a Laura Robson), la numero 3 Monica Niculescu (6-0 6-4 a Florencia Molinero) e il numero 22 di quello maschile Robert Kendrick (6-3 6-3 a Tatsuma Ito), giunto al sesto U.S. Open della carriera. Conferma infine la qualificazione dello scorso anno Peter Polansky (6-3 4-6 6-0 ai danni dell’australiano John Millman), mentre in pochi avrebbero scommesso su quella del brasiliano Julio Silva, alla prima assoluta in quel di New York: l’avversario battuto, per 6-4 3-6 6-3, è stato Nicolas Mahut. Torna tra le 128 del tabellone principale dopo 8 anni Mirjana Lucic, costringendo alla resa per 6-1 6-4 Sesil Karatantcheva. Può infine sorridere anche l’Austria grazie ad Andreas Haider-Maurer, l’ultimo giocatore ad essersi meritato il main draw in ordine strettamente temporale: vittoria in rimonta sull’ostico Daniel Munoz de la Nava (4-6 6-4 6-3).

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