FATICANO CLIJSTERS, AZARENKA E STOSUR

Samantha e Vika lasciano un set per strada, Kim complica un match agevolissimo. Iniziano bene Dementieva e Oudin, mentre si registra una nuova sconfitta di Safina

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New York (U.S.A.) – Il ritiro della prima giocatrice al mondo dall’edizione 2010 dello U.S. Open ha risvegliato in molte tenniste desideri di vittoria Slam più o meno reconditi. Compito di Kim Clijsters, ovvero la detentrice di questo trofeo, era appunto quello di farle desistere dal loro intento: per riuscirci non ci sarebbe stato nulla di meglio di una vittoria convincente e lampante al primo turno contro l’ungherese Greta Arn. Dato il pedigree dell’avversaria, non era nemmeno un’impresa così improbabile. Eppure, se alla vittoria la tennista belga, testa di serie numero 2, ci è comunque arrivata, a vedere l’andamento del secondo set, in modo particolare delle battute iniziali, probabilmente più che intimorirle, le sue dirette avversarie, non avrà fatto altro che rincuorarle.

6-0 e .. Il motivo è presto spiegato. Dopo un primo set in cui la 31enne di Budapest ha capito poco o nulla (9 i punti conquistati, 2 i doppi falli, 10 gli errori non forzati), fino al 6-0 in 18 minuti a favore della belga, quando ormai tutti erano pronti a scommettere in quanti minuti ci sarebbe stata la resa definitiva, alla ripresa della contesa si è assistito ad un vero e proprio black-out di Kim, che ha concesso una striscia di quattro giochi alla sua non irresistibile rivale. Che, senza nulla toglierle, mai si sarebbe aspettata di trovarsi a condurre sulla detentrice del trofeo per 4-0 nel secondo parziale: è stato poi sufficiente a Clijsters riprendere in mano le redini dell’incontro, diminuendo il tasso di errori non forzati (12 nel corso del solo secondo set), per evitare che la partita si allungasse ad un insperato, per la sua avversaria e per gli ungheresi, terzo set, evitato grazie al 7-5 con cui la pratica è stata infine archiviata. Passi contro Arn, ma se Kim ha le velleità, come per altro dimostrato nel recente torneo di Cincinnati, di ripetere il successo dello scorso anno, dovrà assolutamente evitare questi svarioni: sulla sua strada, al terzo turno,ci potrebbe essere la semifinalista di Wimbledon Petra Kvitova, artefice dell’eliminazione della prima testa di serie Safina nel 2009.

A proposito di Dinara. Dire che il suo 2010 da incubo continua è quasi riduttivo. La tennista russa saluta infatti la kermesse statunitense già al primo turno, anche a causa del sorteggio che l’aveva accoppiata alla 24esima giocatrice del seeding, Daniela Hantuchova. Certo, c’è da dire che solo 7 giorni fa lo stesso incontro, disputatosi a New Haven, aveva visto la sorella di Marat imporsi in due tie break, eppure, al di là del risultato già negativo, quello che preoccupa maggiormente è lo spettacolo offerto. Contro un Hantuchova tutt’altro che irresistibile, Safina è apparsa troppo lontana dalla condizione ideale per disputare una manifestazione di questo livello: da salvare giusto l’impegno e pochissimo altro. La prima frazione è stata decisa dai break nella prima parte, che hanno lanciato Daniela verso un 6-3 a lei favorevole, mentre nella seconda, Dinara tirava fuori tutte le sue energie per evitare un nuovo allungo della slovacca, che comunque dal 3 pari saliva fino al 5-3. La moscovita ci ha provato comunque, si è regalata due palle break, consecutive, sul 4-5, ma non ha saputo concretizzarle, arrendendosi al primo match point della rivale. 6-3 6-4 il risultato finale che promuove Hantuchova, mentre Safina esce al primo turno così come accaduto a Parigi (a Wimbledon non era al via).

Samantha, ad un passo dal baratro. La finalista del Roland Garros doveva affrontare la russa Elena Vesnina, probabilmente una delle tenniste non comprese tra le teste di serie più pericolose: e tale si è confermata. Dopo un inizio molto serrato, era proprio la 24enne nata a Lvov, in Ucraina, a prendere il sopravvento, con un break all’ottavo gioco che diveniva letale, soprattutto perchè Vesnina riusciva a tenere alto il livello del proprio servizio. Vinto il primo set per 6-3 e conseguito un break in apertura del secondo, si faceva largo la possibilità che si concretizzasse una sorpresa, ovvero l’eliminazione della quinta favorita del torneo, che, a dire il vero, non sta attraversando un periodo brillante. Tuttavia l’idea di abbandonare in anticipo una manifestazione così importante deve aver risvegliato qualcosa in Stosur, che ha recuperato lo svantaggio e ha provato a staccare la russa; Vesnina, nonostante un attimo di sbandamento, ha saputo restarle attaccata fino al tie break, dove però ha sbagliato troppo nelle battute iniziali e ha concesso alla Stosur la chance di crearsi un vantaggio incolmabile per chiudere agevolmente col punteggio di 7-2 il gioco decisivo, che si è poi rivelato determinante. Perchè Vesnina ha tenuto il servizio nel primo gioco del set finale, ma una sua resistenza si è rivelata una chimera, sommersa da quel momento in poi da un parziale di 6 giochi di Stosur. Al prossimo turno l’australiana è attesa dalla connazionale, ma solo per questioni di passaporto, Anastasia Rodionova, in un match che la ragazza di Brisbane ha il dovere, quantomeno, di rendere meno complicato del precedente.

Vika, cos’hai fatto nel secondo set? Un secondo parziale troppo brutto per essere vero rovina la prestazione odierna di Viktoria Azarenka, la bielorussa numero 10 del novero delle teste di serie, chiamata a giocarsi l’accesso al secondo turno contro la qualificata rumena Monica Niculescu. Partita a spron battuto e portatasi avanti per 6-0, un risultato con ogni probabilità figlio dell’unico precedente sul veloce tra le due – che aveva visto Vika non concedere alcun gioco alla rivale odierna – la giocatrice residente a Scottsdale ha vissuto da quel momento una vera e propria ora da incubo al cospetto di una tennista che sin dalle prime battute aveva dimostrato di non avere un gioco per impensierirla. Palle troppo leggere e variazioni che dopo pochi scambi erano divenute prevedibili: non appariva questo il background di chi potesse mettere in difficoltà Azarenka, che, dal canto suo, non lesinava errori in serie, concedeva ben quattro turni di battuta e si vedeva sfilare il secondo parziale per 7-5. Uno smacco troppo grande, che la bielorussa doveva smaltire velocemente: con rapidità infatti la 21enne nata a Minsk si guadagnava un vantaggio nel set decisivo per prendere il largo e archiviare la pratica per 6-1. Nonostante la vittoria, a fine match Azarenka contava 4 errori non forzati in più dei colpi vincenti (28-32) – Niculescu ha concluso con un quoziente di -20 (12-32) – in cui ha inciso quel secondo set che per durata (66 minuti) ha occupato più tempo degi altri due parziali sommati (61′). Non c’è però nulla di cui consolarsi: la tennista vista giocare bene quest’estate, in maniera particolare a Stanford, ha lasciato spazio a quella insicura e vittima di troppi errori del periodo precedente, Slam primaverili compresi. E proprio contro una delle giocatrici che la sconfisse durante una di quelle manifestazioni – la Dulko, sua carnefice a Parigi – Vika se la deve vedere al prossimo turno. E’ chiaro che dovrà evitare quei passaggi a vuoto.

Dementieva ok. Uno dei primi match ad essersi concluso nel corso di questa prima giornata di U.S. Open è stato quello che vedeva impegnata Elena Dementieva, chiamata a rispondere alle insidie che le avrebbe potuto apportare la bielorussa Olga Govortsova, una presenza ormai fissa del circuito WTA. Elena, in realtà, sul campo ha faticato davvero poco, sulla falsariga di quanto già si era consumato nell’altro precedente avvenuto in uno Slam tra le due, vale a dire il Roland Garros del 2008, quando la russa si era imposta col secco risultato di 6-4 6-0. Questa volta Elena ha ceduto addirittura un gioco di meno, sebbene l’incontro, per i soli 15 games disputati, ha avuto una durata tutt’altro che ridotta (1h 22’ di gioco). Complice una pausa avvenuta dopo il primo punto del gioco successivo al primo break della partita, quello che ha permesso a Dementieva di andare a condurre per 2 giochi a 1 e che ha aperto la voragine tra le due, dato che con altri due turni di battuta persi la bielorussa concedeva per 1-6 la prima frazione alla dodicesima testa di serie del torneo. Concedere è davvero il verbo giusto da utilizzare, poiché sul parziale finale hanno inciso i ben 13 errori non forzati di Olga (contro i 5 di Elena), mentre il computo di colpi vincenti si è equivalso (6-6). Seguendo lo stesso canovaccio già visto nella prima frazione, dopo alcuni di giochi di assestamento, Dementieva prendeva nuovamente il largo e si involava verso un duplice 6-1, che soltanto la tempra agonistica di Govortsova impediva si concretizzasse. Salita sul 2-5, la bielorussa impegnava non poco Elena nel proprio ultimo turno di battuta, non sfruttando un sacco di possibilità di cogliere il primo break – a fine set saranno ben 7 le palle break buttate – e lasciando così la moscovita festeggiare il passaggio al secondo turno. Anche nel secondo set, così come nel precedente, a parità di vincenti (12), Govortsova ha commesso molti errori non forzati in più (a fine partita sono 28, contro gli 11 dell’avversaria); gli unici aces (4) del match, invece, sono stati messi a segno dalla finalista dell’edizione del 2004. Ora Elena è attesa dalla vincitrice del match tra Zuzana Ondraskova e Sybille Bammer.

Bene Melanie, pazzo match tra Alona e Vera. Qualche gioco per allentare la tensione creata dal fatto di giocare il primo incontro in assoluto sull’Arthur Ashe Stadium e poi per Melanie Oudin il match di primo turno contro la qualificata ucraina Olga Savchuk, terminato sul punteggio di 6-3 6-0, si è rivelato una mera formalità. La chiave di volta è stato il break all’ottavo gioco della ragazza nativa di Marietta, in Georgia, che da quel preciso istante ha messo il piede sull’acceleratore, “asfaltando” la sua avversaria come si evince dall’incredibile parziale di 24 punti a 2 del secondo set. Il pubblico statunitense può quindi parzialmente consolarsi così della mancata partecipazione di una delle sicure favorite, Serena Williams, soprattutto se si va a vedere l’ottimo apporto trovato da Melanie dal servizio (79% di punti con la prima, addirittura l’86% con la seconda). Pare quindi che la diciannovenne americana abbia nelle sue corde la capacità di emulare il quarto di finale della scorsa edizione, che diviene necessario per evitare di sprofondare in classifica dopo un 2010 con molte più ombre che luci. La palma di primo incontro con andamento pazzerello dello Slam se lo merita la vittoria di Alona Bondarenko su Vera Dushevina. La tennista ucraina, fresca di matrimonio, dopo essersi aggiudicata la prima frazione in soli 19 minuti (6-0), si è vista scivolare di mano l’inerzia della partita, con Dushevina brava a chiudere il secondo set per 7-5, ma nel successivo, pur avanti di un break dal primo gioco, si è lasciata superare a sorpresa in dirittura d’arrivo da Bondarenko col punteggio di 6-4. Vince quindi Alona, a Vera non resta che mangiarsi le mani.

Sorprese Peers e Minella.
Tra i risultati imprevedibili di giornata balza agli occhi il netto 6-0 6-1 con cui Sally Peers, 19enne australiana artefice dell’eliminazione di Corinna Dentoni nel torneo di qualificazione, ha superato Alexandra Wozniak. Il premio per questo successo incredibile sarà un campo principale per il prossimo turno, quando affronterà Kim Clijsters: niente male per essere alla sua prima partecipazione ad uno Slam. Un esordio vincente, come quello della lussemburghese Mandy Minella, nota ai più per la sua storia con Marcos Baghdatis, che ha spento tutte le attese rispetto al quarto Slam stagionale della giovane speranza slovena Polona Hercog.

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