CLIJSTERS D’ESPERIENZA

Inizia in scioltezza l’ultimo torneo in carriera di Kim Kong. Opposta alla sedicenne Cristina Duval, la fuoriclasse belga si è imposta 6-3 6-1 in appena 51 minuti di gioco. La tre volte vincitrice degli Us Open troverà al secondo turno Laura Robson

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New York – “Preferisco la routine giornaliera accanto a mia figlia. Credo che per me la cosa più importante sia seguire il proprio cuore, ed io l’ho sempre fatto, facendo le scelte che ritenevo più giuste e coerenti“.

Con queste parole si era presentata Kim Clijsters agli Us Open 2012, ultima fermata della sua vita da tennista. Un proscenio che ha poco a che fare con il fato, poiché The Big Apple è il luogo che più le ha arriso in tutta la sua carriera. Qui, infatti, la fuoriclasse di Bilzen ha colto ben tre dei suoi quattro titoli dello Slam (l’altro è l’Australian Open): il primo nel 2005, gli altri due nel biennio 2009-2010 (da mamma, la prima dopo Evonne Goolagong Cawley). Un feeling lampante con Flushing Meadows, dove le sue celeberrime spaccate hanno fatto storia. Trattasi, però, di passato, seppur recente. Oggi, infatti, scorrono i titoli di coda della carriera di Kim, capace come pochissime di accaparrarsi un consenso quasi unanime presso addetti ai lavori e non. Il segreto? La sua proverbiale sportività, qualità non comune nel circuito femminile. A riprova di ciò, va sottolineato come la vigilia del suo ultimo torneo sia stata costellata da numerosissimi attestati di stima, provenienti in primis dalle sue colleghe. In molte hanno deciso di tributarle parole affettuose: da Victoria Azarenka (“Le auguro il meglio, è una persona gentilissima dentro e fuori dallo spogliatoio.) a Maria Sharapova (“Una delle migliori atlete di sempre. Donna umile e piena di valori”), da Sam Stosur (“La sua assenza si farà sentire”) alle grandi rivali della sua generazione, Venus (“E’ un modello da seguire”) e Serena (“Ammiro il suo saper essere sempre solare e positiva”).

E dopo tanti elogi, è finalmente giunto il momento di scendere in campo. A poche ore dal torneo aveva dichiarato: “Non sto pensando al fatto che sarà l’ultimo torneo. Voglio soltanto essere pronta per lunedì e giocare bene”. Ad attendere Kim c’è una ragazzina che, nonostante i suoi sedici anni, ha già alle spalle una vita tribolata. Victoria Duval é la più giovane tennista in tabellone e, fatalità, adora la Clijsters. Gioca per gli Usa ma è originaria di Haiti, da dove è fuggita a otto anni con la mamma dopo essere stata ostaggio di un gruppo di banditi in casa della zia. Il padre, rimasto lì, sarà estratto vivo per miracolo dopo il devastante terremoto che ha colpito l’isola caraibica nel 2010. Tornando al campo, non c’è stato praticamente match. Troppa Kim per Cristina, sommersa dal ritmo asfissiante della belga che le ha rifilato un perentorio 6-3 6-1 in 51 minuti. La Duval, dotata di buoni fondamentali, ha pagato dazio ad un servizio ballerino, frutto dell’emozione di giocare sull’Arthur Ashe e di fronte al suo idolo. La Clijsters piazza i break decisivi nel settimo game del primo set e nel quarto gioco del secondo parziale. Ora la belga, giunta alla 22^ vittoria consecutiva a New York, sfiderà l’emergente Laura Robson.

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