SOGNA ANCORA KIMDARELLA

La conferma del titolo per Kim Clijsters non è solo sinonimo di maturità, ma la certezza che un nuovo capitolo della sua storia è ancora tutto da scrivere…

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New York (Stati Uniti) – Se l’affemzione di Kim Clijsters agli Us Open un anno fa era stata raccontata come una favola, oggi la giocatrice belga ha confermato che le premesse di Flushing Meadows non erano destinate a rimanere un semplice cammeo. Dopo 365 giorni Kim ha trasformato la fiaba in una nuova realtà.

L’anno scorso, quando sei entrata in sala conferenze, ti abbiamo chiamata ‘Kimdarella’, perché nessuno si aspettava la tua vittoria. Quest’anno le aspettative erano molto più elevate, visto che eri la seconda favorita del seeding. Cos’hai provato?

Ovviamente quando ho iniziato la stagione negli Stati Uniti, gli US Open erano il mio obiettivo principale. E’ stata una situazione nuova anche per me quella di giocare un Grande Slam dove dovevo difendere il titolo, perché nel 2006 non avevo avuto la possibilità ed era stato frustrante.

Per me, come vi ho detto anche altre volte, ogni torneo si sviluppa partita dopo partita. Il pericolo di uscire prematuramente c’era,  perché all’inizo non riuscivo a giocare bene, ma alla fine sono riuscita a gestire bene la situazione, specie negli ultimi due match. Questa è una qualità che ho sviluppato in questi 14 giorni e che mi rende felice.

Cosa pensi possa significare questa vittoria per tua figlia?

Credo sia ancora troppo giovane per comprendere. Ha solo due anni e mezzo. Non credo che le cambi la vita che io perda o vinca (Ride). Ovvio mi fa piacere che possa condividere con me questa gioia, ma ripeto non credo cambi nulla.

Non le dici ‘tua mamma è la migliore’?

No no no… non credo abbia bisogno di questo.

Vera ha disputato un ottimo torneo e ultimamente sta giocando davvero bene, tant’è che negli ultimi match ti ha anche battuto. Ovvio che nessuno è sorpreso dalla tua vittoria di questa notte, ma aver dominato il match in maniera così netta non ti ha lasciato senza parole?

Credo di aver affrontato in maniera diversa il match, correggendo quei difetti che mi avevano portato alla sconfitta nelle precedenti occasioni. Ovvio l’ultima a Wimbledon è quella che mi ha fatto più male. Ero eccitata dall’idea di battermi di nuovo con lei, anche per un gusto di rivincita. Ho imparato tante cose ultimamente e non solo su me stessa: il mio allenatore, durante l’ultimo match che avevo giocato contro Vera, aveva preso delle note che poi mi ha mostrato e che mi sono servite per gestire al meglio il match di oggi.

Lei ci ha detto che ha bisogno di migliorare il suo ritmo di gioco. Magari non è riuscita a coservare la giusta dose di energia, perché ha detto che le è mancata durante il match.

Ma non credo, ho vissuto una situazione simile qualche anno fa, quando ero più giovane e stavo giocando la prima finale di uno Slam. Quando non hai la giusta esperienza l’emozione ti può sovrastare. Lei è professionista da tanto tempo, ha riportato vittorie importanti ,battendo anche giocatrici di livello, ma una finale Slam ha un sapore diverso. C’è una vibrazione differente intorno e tutto diventa più intenso. Io gliel’ho detto a lei, a me sono servite 5-6 finali prima di abituarmi  alla tensione e poter portare a casa il titolo, so bene come si sente. E’ stata una delle sensazioni peggiori della mia carriera quella di disputare una finale Slam e non essere in grado di esprimere il mio gioco migliore.

Lei ha un gioco deciso, ama il ritmo e ama dominare quello degli avversari. Oggi credo di aver avuto la capacità di mixare bene i miei colpi e di restare calma nei momenti difficili, mettendo la giusta pressione ad alcuni colpi qua e là. Temo che su lei abbia influito ‘il peso’ della situazione, essere di nuovo in finale e avere delle grandi aspettative. Queste ovviamente non ti lasciano libera di giocare come vorresti. Lei ha disputato davvero due ottimi tornei qui e a Wimbledon, e credo che sia stato davvero frustrante non essere in grado di giocare il suo miglior tennis quando ne avrebbe avuto la necessità.

Tu sei la prima giocatrice in 10 anni, dopo Venus, a difendere il titolo americano. Secondo te perché è così difficile difenderlo? Quali sono le tue caratteristiche che ti rendono vincente?

Credo che tutti gli appuntamenti Slam siano difficili. Devi rimanere concentrato per sette match consecutivi, due settimane, non è solo tennis. C’è molto altro che gravita intorno. Io sono davvero contenta di esser riuscita a difendere il mio titolo, anche perché è sempre un grande onore tornare a giocare un torneo in cui hai fatto bene, ancora di più se si tratta di uno Slam.

Se riesco ad esprimere il mio miglior tennis, ovvio che le mie probabilità di portare a casa la vittoria si elevano notevolmente. Bisogna però considerare che gli Us Open sono l’ultimo grande appuntamento della stagione, se a questo aggiungi una serie di variabili collaterali diventano più comprensibili le difficoltà che s’incontrano in questo torneo. Anche per questo sono felice di essermi ripetuta.

Al di là della maturità pensi che ci sia qualcosa nell’atmosfera degli Us Open, o magari su questa superficie che ti aiuta a esprimere il tuo gioco migliore?

Quello sicuramente. Questa  è una delle mie preferite e anche il colore, il blu, mi rende più facile la visione di gioco. Ma da sempre ho ottimi risultati in tutti gli appuntamenti americani sul veloce, come nei tornei di preparazione agli Us Open.

Con una figlia e una famiglia quanto pensi potrai ancora giocare e riuscire a bilanciare le due cose?

Beh il mio obiettivo è quello di arrivare almeno fino alle Olimpiadi, però ovvio non si può mai sapere quello che può accadere. Ho subito già diversi infortuni in carriera e la cosa più importante ora è tenermene lontana. Se sarò in forma ovviamente i miei principali obiettivi rimarranno gli Slam. Ora come ora mi sento in forma e voglio continuare su questa strada. Per quanto riguarda mia figlia ancora fortunatamente non va a scuola, quindi sono fortunata, poi si vedrà.

Hai pensato a come gestire il resto della tua stagione?

Ad essere onesti non ancora, l’unica cosa che voglio adesso e fare le valigie e tornare in Belgio per rilassarmi e stare qualche giorno con la mia famiglia.

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