CAPORETTO A NEW YORK

Il re Roger Federer è in ginocchio, il suo successore sul trono di Flushing Meadows è l’argentino Juan Martin del Potro, irriverente giovanotto che ha lottato con convinzione per cinque set

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E’ finita male, anzi malissimo, la blitzkrieg di Federer nell’anno dei record. Si è infranta sul campo in cemento di Flushing Meadows contro un giocatore che, seppur bravo, sino ad oggi non sembrava aver ancora raggiunto la maturità giusta per mettere a segno un exploit tanto importante.

Juan Martin Del Potro (testa di serie n.6), che a guardarlo bene sembra un “topone” allampanato, ha lottato con le unghie e con i denti per oltre 4 ore e mezzo, chiudendo meritatamente il match con il punteggio di 3-6, 7-6(5), 4-6, 7-6(4), 6-2.

Federer, ovviamente, non l’ha presa bene ma, se non altro, non si è messo a piangere come a Melbourne. Ed ora resta da vedere se arriverà puntuale all’appuntamento con la Coppa Davis a Genova.

Veniamo alla cronaca. Il leader mondiale, che aveva cominciato a giocare con estrema calma e lucidità la sua sesta finale consecutiva a Flushing Meadows, non perdeva a New York dal 2003, anno in cui fu eliminato dall’altro argentino David Nalbandian (al momento fermo per guai fisici). “Gauchos” maledetti per “King Roger”, dunque, anche se bisogna risalire al lontanissimo exploit targato 1977 di Guillermo Vilas per trovarne un’altro capace di trionfare nello Slam “a stelle e strisce”.

Nel primo set il n.1 del mondo è perfettamente a proprio agio in campo, dicevamo, mentre il ventenne spilungone di Tandil che – come spiegherà successivamente ai media – non era riuscito a chiudere occhio e non era nemmeno stato in grado di fare colazione per quanto aveva lo stomaco chiuso dall’emozione, appare comprensibilmente molto teso. La primo match-clou di un “Major” non è roba facile da gestire.

Il campione svizzero fa il suo gioco alla grande, insomma, soltanto il suo servizio non funziona al massimo, ma per sua fortuna anche quello pericolosissimo del suo avversario stenta a decollare. Del Potro non si muove bene e il suo illustre rivale varia il ritmo e viene a rete appena può. Risultato: un netto 6/3 chiude la prima manche.

Roger continua col vento in poppa fino al 5 a 4 della seconda frazione. sul 30 pari servizio Federer, l’argentino colpisce un passante che il giudice di linea giudica fuori. Juan Martin chiede l’occhio di falco, che gli dà ragione e l’opportunità di fare break. Lo svizzero ha visto la palla fuori e si stranisce, si distrae e perde insieme il game lo stato di grazia. In breve i due si trovano al tie-break. Sul 3 pari il campione in carica spara una palla troppo alta e troppo lunga. Del Potro sfrutta anche questo regalo e chiude la seconda manche.

A questo punto il gigante di Tandil prende coraggio e comincia a credere nel suo tennis. Il suo gioco di gambe migliora, i suoi diritti cominciano a fare molto male. L’elvetico subisce un calo di tensione, ma è pronto a riprendersi, dopo aver subìto un break lo recupera immediatamente e poi ne mette a segno un altro chiudendo il set per 6/4.

Nel quarto del Potro tira bombe di servizio fino a 138 miglia l’ora e usa il suo magnifico diritto per collezionare punti utili. Federer non sta certo a guardare, ma il massimo che può fare è affidarsi all’ennesimo tie-break, che però ancora una volta è appannaggio dello scaltro sudamericano.

Juan Martin comincia la quinta partita al servizio, tiene il suo e strappa quello del suo avversario, senza più guardarsi indietro, con l’incoscienza che solo un ventenne può avere. Anche l’ultimo game della partita è un break. Il re è in ginocchio, il suo successore al settimo cielo. “Devo molto ai miei fans e a tutto il pubblico – ammette ai microfoni un frastornato del Potro – che mi hanno sempre sostenuto dandomi la carica giusta. Non so dirvi cosa mi è passato in testa dopo la vittoria, forse ho pensato alla mia famiglia, ai miei amici, al mio sogno che era appena diventato realtà. E’ finita, me ne tornerò a casa col trofeo e questa è la sensazione più bella di tutta la mia vita”.

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