DISASTRO BERDYCH

Se Andy Murray regala una prova positiva all’esordio, sorprendentemente negativo è l’esito della sfida che vedeva impegnato il settimo favorito della competizione

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New York (U.S.A.) – Andy c’è. Non è tardata ad arrivare la risposta di Murray alle vittorie di primo turno di Roger Federer (netta), Rafa Nadal (comunque in tre set) e Novak Djokovic (piuttosto in riserva), quelli che sulla carta e a logica di ranking sono i giocatori favoriti al successo finale nell’edizione 2010 del torneo ospitato a Flushing Meadows. Doveva partire bene il britannico, ormai ossessionato dall’idea di riportare un titolo dello Slam alla corte della Regina, e l’ha fatto, senza molti patemi, contro lo slovacco Lukas Lacko, un buon giocatore, dallo stile elegante, ma senza la potenza nei colpi per impensierire un tennista del calibro della quarta testa di serie. Andy non ha sbagliato l’approccio alla partita, cercando, come poi fatto anche nelle successive frazioni, il break nelle prime fasi: missione portata tranquillamente in porto e anche piuttosto comodamente. Alla fine il cronometro indicava come ad Andy fosse stato necessario restare in campo meno di due ore e il tabellone luminoso segnalava un eloquente 6-3 6-2 6-2, curiosamente lo stesso numero di games lasciati da Federer, il vero ostacolo che con ogni probabilità si frapporrà al britannico nella corsa al titolo. Inutile quindi dilungarsi eccessivamente nell’analisi di un match che non ha mai visto una vera e propria battaglia per il passaggio al secondo turno, sempre nelle saldi mani di Murray, ora atteso ad un altro ostacolo che non dovrebbe provocargli troppi problemi, come il giamaicano Dustin Brown. A chiosa di questa prestazione comunque positiva, è giunta un’altra buona novella per lo scozzese di Dunblane, ovvero l’eliminazione del giocatore più forte, stando alla classifica dopo di lui, presente nel quarto.

Tomas è out.
Si può sicuramente sostenere che giocatori come Michael Llodra ce ne sono pochi – per cui affrontarli è sempre piuttosto complicato – si può affermare che un primo turno di un torneo dello Slam, se non si è concentrati a dovere, può diventare più rischioso di quanto previsto e si può anche ricordare che Tomas Berdych, prima di questa stagione, era famoso per l’incapacità a gestirsi negli appuntamenti importanti. Dopo questa doverosa premessa, non può che suscitare comunque scalpore la prematura uscita della settima testa di serie, Berdych appunto, incappato in una giornata negativa in questo primo turno di mercoledì, che lo vedeva opporsi a Michael Llodra. Ben intesi, il trentenne transalpino in questa stagione sta fornendo prestazioni di buonissimo livello – non un caso i due titoli Atp conquistati tra Marsiglia e Eastbourne – però da un giocatore semifinalista al Roland Garros e finalista a Wimbledon ci si attendeva davvero qualcosa di più. Innanzitutto a livello di atteggiamento: Tomas è apparso da subito piuttosto scoraggiato, come se fosse consapevole che il match sarebbe stato duro da concludere vittoriosamente. Non lo aiutava, in tal senso, Llodra, col suo tennis fatto di scambi brevi e di discese a rete, che non consentivano al ceco di trovare il ritmo: giunti ad un ovvio tie break al termine della prima frazione, con solo 13 punti vinti alla risposta (5 dal francese, 8 dall’est-europeo), un mini-break nelle battute iniziali sanciva il gap utile affinché Llodra potesse tranquillamente far propria la partita (7-3). I brutti presagi che si addensavano sul Grand Stand sembravano però rimanere tali e non materializzarsi in qualcosa di più doloroso per i cechi, visto che Tomas ad inizio di secondo set giocava con un altro piglio, ben più propositivo. Non tardavano ad arrivare le prime palle-break sul punteggio di 2-1 in proprio favore, quando avveniva un fatto che scombinava i piani di Berdych. Llodra, giunto all’incontro con problemi alla caviglia, si sentiva costretto a farsi soccorrere dal fisioterapista nel corso di quello stesso gioco, sul 40 pari; una volta rientrato in campo, Tomas, invece di trovare maggiori energie e stimoli dalla scarsa forma dell’avversario, finiva col venire inghiottito nella spirale delle sue insicurezze. Il break, che sembrava maturo, si concretizzava, ma per opera di Michael sul punteggio di 2 pari: l’allungo si rivelava determinante sull’esito conclusivo della disputa. Llodra chiudeva il secondo per 6-4, si ripeteva con un nuovo break sul 2-2 del set decisivo e archiviava la pratica col medesimo punteggio del precedente parziale. Berdych, se si eccettua i primi giochi del secondo set, non ha mai dato l’impressione di poter sovvertire le logiche dell’incontro come testimonia la seguente statistica: solo 24 punti vinti alla risposta in 14 giochi. Nulla da eccepire sulla prestazione dell’ottimo Llodra, ma un finalista dell’ultimo torneo dello Slam è chiamato a ben altre prestazioni.

Ok Sergey. Forte di un nuovo titolo ATP appena conquistato – e della trentaseiesima poltrona della graduatoria mondiale – l’ucraino Stakhovsky doveva oggi cominciare ad invertire quella pericolosa tendenza che non lo vedeva mai protagonista nei major. Non solo, il suo record, prima di questo torneo, era davvero imbarazzante, una sola vittoria nei tabelloni principali a fronte di ben nove partecipazioni: ben si prestava ad un lieve miglioramento della statistica Peter Luczak, tra l’altro battuto proprio nel corso della manifestazione prologo agli U.S. Open. L’esito di quella partita, in realtà risoltasi solo sul filo di lana, rischiava di venire sovvertito dal tennista australiano, che appariva in una condizione leggermente migliore. 10-8 il risultato del tie break vinto da Peter a chiosa di un primo set combattuto, non ai livelli comunque del secondo, durato oltre un’ora e un quarto, in cui Luczak si trovava due volte avanti di un break – sul 4-2 e sul 5-3 – ma non riusciva a distanziare, forse in maniera definitiva, il suo rivale. Che recuperato il bandolo della matassa, chiudeva il match positivamente, sul punteggio di 6-7 7-5 6-4 6-2. Ed ora sotto con Ryan Harrison.

Victor e Stanislas, bella partenza! Il kazako Mikhail Kukushkin giocava a New York il primo torneo Slam della vita, ma lo svizzero Wawrinka, suo oppositore forte della venticinquesima palma di favorito, non ha avuto alcuna pietà, chiudendolo all’angolo in un incontro che si è concluso sullo stesso punteggio della partita vinta da Murray (6-3 6-2 6-2), il probabile avversario dell’elvetico a livello di terzo turno.  Stan oggi ha davvero passeggiato, lasciando 14 punti alla risposta a Kukushkin e tenendo sempre in mano il pallino del gioco, come accaduto a Victor Hanescu. Il rumeno ha decisamente approfittato della pessima prova al servizio dell’argentino Carlos Berlocq – ben 9 i break concessi, con meno del 50% di punti vinti sia con la prima palla che con la seconda – per imporsi coi parziali di 6-2 6-4 6-3.

Gilles tres facile.
Donald Young era alla sua sesta apparizione consecutiva agli U.S. Open, la quarta grazie ad una wild-card, ma, se si esclude il 2007 – quando riuscì a spingersi, anche con un po’ di fortuna, fino al terzo turno – le sue esperienze sono sempre terminate al match d’esordio. Quest’anno non è stato da meno, e Donald non potrà nemmeno consolarsi con la prestazione, poichè Gilles Simon non è incappato in alcun problema nello sconfiggerlo col punteggio di 6-1 6-4 6-2. Volatilizzatosi il primo parziale in soli 17 minuti, con lo statunitense in grado di vincere un solo punto in risposta, il transalpino ha poi condotto in porto tranquillamente le altre due frazioni, coi parziali sopra indicati. Simon, se davvero in forma, può essere la mina vagante del torneo, dato il background nobile che può vantare. Ciò che era stato Yen-Hsun Lu a Wimbledon, ma il cemento di New York non è l’erba londinese e Juan Ignacio Chela si è rivelato un ostacolo troppo duro: 6-4 4-6 6-3 6-3 il risultato favorevole al tennista argentino.

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