FISH AVANTI TUTTA

Un’estate da primo della classe ha rilanciato alla grande le quotazioni del 28enne nativo di Edina, Minnesota, che si presenta nelle migliori condizioni possibili allo Slam americano

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Sette anni dopo il destino non ha voluto restituire a Mardy Fish quel titolo nel Masters 1000 – allora Master Series – di Cincinnati, che senza ombra di dubbio si sarebbe meritato. All’epoca, nell’anno 2003, ad impedire allo statunitense di regalarsi uno dei titoli più prestigiosi dell’intera stagione ci pensò l’amico ed ex-compagno di allenamenti Andy Roddick, che gli fece assaporare la gioia del successo prima di superarlo con il combattuto punteggio di 4-6 7-6 7-6. Fu un settimana clamorosa, allora, quella di Fish, che dopo aver perso nettamente il primo set del primo turno, contro Mark Philippoussis, non perse più il proprio servizio,  sebbene questa sua prestazione non si rivelò sufficiente per scardinare le certezze di un Roddick lungo la via del “treble” Montreal-Cincy-U.S. Open. Quest’anno non è stato Andy ad impedirgli di alzare il trofeo messo in palio nello stato americano dell’Ohio, bensì Roger Federer, dopo un altro incontro lottato, in cui Fish è quasi riuscito a chiudere nuovamente senza cedere il servizio, ma quell’unico break, al nono gioco del terzo set, si è rivelato invece drammaticamente decisivo. Questo non cancella i progressi fatti, che lo hanno spinto, come segnala l’ultimo aggiornamento della classifica Atp, al 21esimo posto mondiale, non distante dal suo best ranking vecchio di 6 stagioni (numero 17).

Nel terzo gioco dell’incontro abbiamo assistito a quello che probabilmente è stato il gioco più lungo della contesa  – 11 minuti e mezzo. Quanto difficile è stato per te tenere quel servizio, all’inizio di un match così complesso?

Quel momento ha sancito il vero inizio delle ostilità, visto che da allora abbiamo giocato a viso aperto. Era da diverso tempo che non ci trovavamo l’uno contro l’altro, circa due anni e mezzo, e lui allora subì una cocente sconfitta, per cui ha cercato di partire forte, riuscendo nel suo intento. Per questo motivo per me è stato difficile restargli attaccato nel primo set. Ma ce l’ho fatta. Mi rammarico solo di non avergli messo la pressione adeguata nel corso del tie break del secondo set, ma a conti fatti non posso lamentarmi troppo di come ho giocato.

Anche se ora può essere difficile, parlaci del tuo stato di forma in vista dello U.S. Open. Come ti senti?

Mi sento benissimo, ovviamente. Sto facendo delle cose che non avevo mai tenuto in considerazione in passato e saprò mettere nella giusta prospettiva anche questo incontro in breve tempo: perché è stato un torneo molto positivo per me, io ho giocato alla grande oggi, così come ha fatto lui. Penso che abbiate assistito ad un match di grande livello per buona parte della durata dell’incontro. E, se ci penso, ho subito soltanto un break negli ultimi due incontri contro Roger, nei cinque set che abbiamo giocato: devo desumere che non mi sono affatto comportato male.

La differenza tra voi l’ha fatta quel break, ma cos’altro secondo te ha agevolato la sua vittoria?

Penso siano stati pochi punti. Ad esempio, quando ho avuto quel break-point nel terzo set (n.d.r. era il secondo), avevo due possibilità di sfondare col dritto: penso fosse sul 3-2 in mio favore. Quel punto è andato storto, eppure ero in una buona posizione allora per vincere. Detto questo, ci saranno stati probabilmente un sacco di punti così, ad esempio quando ci siamo trovati sul 40 pari sulla sua battuta, ma anche sul 30 pari, e lui ha sempre avuto un ottimo contributo dal suo servizio: in quelle situazioni ha sempre servito all’incrocio delle righe, o quasi. Ed inoltre devo aggiungere che lui ha davvero usato in maniera magistrale la sua seconda palla.

Hai mai fatto finale in un torneo da wild card?

Non lo so, non riesco ora a pensarci. Questa era la mia diciassettesima finale nel circuito ATP, quindi forse in qualche occasione ero wild-card. Forse ad Indian Well, nel 2008, quando ero classificato al numero 98, lo ero, ma non ricordo (n.d.r. in realtà non lo era)

E’ sembrato che tu giocassi meglio sugli scambi lunghi rispetto a lui. Penso che quello più lungo sia stato di 19 colpi: la tua strategia era quella di condurlo in scambi prolungati?

Lui ha giocato come sa fare. Ha provato a comandare gli scambi col dritto e a tessere le sue trame. Se devo rimproverarmi qualcosa, penso che avrei dovuto essere un pochino più aggressivo sui suoi turni di battuta.

Ti è stato d’aiuto il pubblico?

Sono stati eccezionali, è uno dei migliori appuntamenti nell’arco della stagione, grazie anche ai miglioramenti che sono stati fatti alla struttura. Insomma, è un torneo magnifico e sono felice di aver giocato bene per due volte qui. E di averlo quasi vinto in altrettante occasioni.

Nel corso di questo torneo e nel corso di questa stagione, hai giocato un tennis di buonissima fattura. Cosa ti senti di dire a qualcuno che sta dando il meglio di sè nella propria professione, con l’intento di migliorarsi, come hai fatto tu?  Hai qualche parola di incoraggiamento da rivolgere?

Penso che ognuno debba amare quello che fa. A me ora succede. Non voglio sembrare un santone, ma devi guardarti allo specchio ogni giorno e vedere se ti senti a tuo agio in quell’istante. Ad esempio, io fino a metà dello scorso anno non lo ero. Per cui ho deciso di cominciare a perdere un po’ di peso e ho cercato di mettermi nella condizione di non poter avere alcun rimpianto una volta che avrei smesso col tennis. Quindi per me il segreto è evitare i rimpianti futuri e stare bene con sé stessi.

Pensi che lui sia stato un po’ più aggressivo sul tuo servizio? E’ parso che abbia fatto più errori quando tu stavi servendo

Preferisco pensare di aver influito io sui suoi errori in risposta.

17 aces.

Esatto, inoltre ho cercato di lavorare sulla velocità della seconda palla. Perché poi è piuttosto scomodo affrontare quel suo rovescio in back corto con cui prova ad impostare gli scambi. Ho provato a variare molto e probabilmente si è trovato poco a suo agio con questa mia strategia

Parlaci delle tue emozioni mentre giocavi un incontro così tirato e risoltosi solo sul filo di lana. Cosa salvi di questa partita?

Beh, aver capito che posso giocare con chiunque. Federer e Murray hanno giocato per vincere questo torneo e io sono quasi riuscito a sconfiggerli entrambi. Non posso trasmettere quanto alto sia il grado di fiducia che questa esperienza può avermi conferito in vista del torneo più importante della stagione, almeno per noi americani. E’ stata davvero una bella manifestazione, una settimana positiva per me e lo so, anche se affiora la delusione derivata dal fatto che questa è stata la mia terza finale nel circuito dei Masters 1000 e le ho perse tutte in tre set. Spero ardentemente che la mia carriera possa essere ricordata per la vittoria in un grande torneo, perché finora si sprecano le occasioni in cui sono arrivato secondo: due volte qui, una volta a Indian Wells e perfino alle Olimpiadi del 2004. Ho giocato così bene in questi giorni che cercherò con tutte le mie forza di fare mia una competizione di questo livello.

Hai pensato che forse potresti giocare per la prima volta in carriera al Master di fine anno?

Beh, è difficile dirlo ora, manca ancora molto. Non so nemmeno dove mi trovo in classifica, ma comunque credo di essere troppo distante ancora, anche se è vero che nello sport si sono concretizzati avvenimenti ancora più impensabili. Ci sono ancora due Masters 1000 da giocare e soprattutto un torneo del Grande Slam. Ancora grande tornei, insomma. Se starò bene e continuerò a vincere partite, chissà.

Cosa ci puoi dire del tuo staff

Sono fantastici. Christian (LoCascio, il suo preparatore) è davvero bravo, come si addice ad un preparatore del suo calibro. Lui è stato un grande amico nell’anno e mezzo che abbiamo passato assieme e con lui ho lavorato come non ho mai fatto con nessun altro. L’USTA, inoltre, è stata magnifica con me. E un grazie va anche a Sam Querrey, che mi ha permesso di usufruire del suo allenatore, David Nainkin, quando non lo segue: ho beneficiato molto dalla possibilità di confrontarmi con lui. Sono molto soddisfatto.

Guardando agli stati di forma attuali, in vista degli U.S. Open, puoi dire che Federer stia un pochino meglio rispetto agli altri? E’ lui l’uomo da battere?

Credo di sì, ma lo sarebbe comunque. Lui ama gli U.S. Open, ha giocato le ultime sei finali consecutive, vincendone cinque. Ha record incredibili negli Slam e penso che sia un giocatore differente quando lo affronti negli Slam rispetto agli altri tornei, compresi i Master 1000.

In che senso?

Penso che capisca l’importanza, perchè quando discuti dei migliori tennisti della storia ti basi sul numero delle vittorie nelle manifestazioni del Grande Slam. Io so che Mats Wilander ha vinto otto Slam, ma del resto so davvero poco, così come per Agassi: è per questo che in queste competizioni lui è ancora più tosto da incontrare, penso che mentalmente si prepari in maniera differente, più accurata. Diventa quasi imbattibile

Ormai hai affrontato Roger sette volte. Pensi che il suo livello sia davvero calato da quando era il dominatore assoluto?

No, nel senso che tutti possono migliorare. Rafa ad esempio col tempo ha accresciuto il proprio livello di gioco, in modo particolare a Wimbledon ed è riuscito a superare Roger che era l’assoluto padrone lì. E l’elvetico è stato finora bravo come nessun altro agli U.S. Open, quindi mi è difficile affermare, su queste basi, che lui sia effettivamente peggiorato.

Ora che farai?

Bella domanda. Penso che tornerò inizialmente negli spogliatoi (ride). No, non lo so. So che devo continuare su questa strada. Devo decidere se giocare New Haven (n.d.r. si è poi ritirato), ma da adesso tutto sarà fatto in funzione di giungere nelle migliori condizioni possibili a Flushing Meadows.

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