GIOVENTU’ BRUCIATA?

Anche la vittoria dello Us Open, come negli altri Slam, sembra essere affare riservato ai soliti noti, complice un ricambio generazionale che tarda ad arrivare. Scopriamo chi sono e quali possibilità hanno, i giovani talenti nell’ultimo Major della stagione 2012

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New York (USA) – Quando mancano ormai pochissime ore all’inizio dello Us Open, ultima prova stagionale del Grande Slam, tutto lascia presagire che la lotta per la vittoria finale, sarà un affare per i soliti noti, ovvero Roger Federer, Novak Djokovic e, in assenza di Rafael Nadal, il campione olimpico Andy Murray. Gli analisti più coraggiosi, hanno indicato i nomi di qualche possibile outsider, senza uscire però dai soliti Jo Wilfried Tsonga, Tomas Berdych, David Ferrer e soprattutto Juan Martin Del Potro. Pronosticare il buon rendimento di questi tennisti nello Slam newyorchese non è di certo un azzardo, se pensiamo che sono stati loro, negli ultimi tre anni a monopolizzare i tornei Major e che l’ultimo semifinalista diverso dagli otto citati (Nadal incluso) è stato Mikhail Youznhy, proprio a New York, nel 2010.

La caratteristica comune dei tennisti che occupano le prime file, nella virtuale griglia di partenza dello slam americano, è quella di non essere proprio dei giovanissimi (sono nati tutti negli anni ’80), non tanto anagraficamente, quanto piuttosto tennisticamente. Il più giovane del lotto, Del Potro ha sì solo 24 anni, ma frequenta il circuito che conta da molti anni e qualora dovesse arrivare fino in fondo in questo torneo, non ci troveremmo sicuramente di fronte ad una novità.

La continuità con la quale i magnifici otto hanno dominato i tornei Major negli ultimi tre anni è dovuta in parte alla loro grandezza e alla presenza, all’interno del gruppo, di campioni immensi, quali Federer, Nadal e Djokovic, ma, spostando un attimo il nostro punto di osservazione da un’altra parte, questa ripetitività può essere imputata anche ad un ricambio generazionale che tarda ad arrivare e ad una serie di giovani, nati sul finire degli anni ’80 ed all’inizio degli anni ’90, che dopo aver mostrato il loro grande talento al mondo, non sono stati in grado di confermarsi e di acquisire quella solidità di gioco e di testa, necessaria per competere con i mostri sacri della nostra era.

A dir la verità, non sono moltissimi i giovani talenti che nel corso delle ultime stagioni hanno impressionato così tanto, da dare la sensazione di poter diventare dei campionissimi di primo livello. Tuttavia anche quei pochi che questa impressione avevano dato, con il passare dei mesi e dei tornei, sembrano essere regrediti. Marin Cilic (classe 1988), ad esempio, nel 2009 sembrava sul punto di esplodere, dopo aver sconfitto Andy Murray allo Us Open e nel 2010 sembrava essere maturato completamente, con la semifinale a Melbourne e la consequenziale top ten. Da quel momento il gigante di Medjougorie, potenzialmente perfetto per il tennis moderno si è perso per strada, anche per colpa di qualche infortunio e non ha mai dato l’impressione di poter avvicinare seriamente i big, soprattutto per mancanza di continuità. Recentemente ha ricominciato a raccogliere dei buoni risultati, ma al confronto con i migliori non è stato all’altezza, come dimostrano le sconfitte nette con Murray a Wimbledon e con Djokovic a Cincinnati. A New York potrà rilanciarsi definitivamente, ma dovrà superare almeno Tsonga agli ottavi.

Il discorso fatto per Cilic, vale anche per Milos Raonic (1990), esploso l’anno scorso nella primavera americana e fermato successivamente da un infortunio. Le sue doti naturali, legate soprattutto all’altezza, sono indubbie, ma al momento il suo power tennis, legato eccessivamente alla battuta, non sembra pagare buoni dividendi sulla lunga distanza e negli Slam per ora non sono arrivati risultati di rilievo. Nonostante ciò, tra i giovani, il canadese sembra essere quello mentalmente più forte e perciò, anche per la superficie, potenzialmente più insidioso per i primi della classe nello Slam che sta per iniziare, come dimostrano anche i precedenti contro Federer e Murray. Proprio il britannico, potenzialmente in ottavi, potrebbe testare le velleità del giocatore canadese a Flushing Meadows.

Difficilmente ci stupiranno Alexander Dolgopolov (1988) e Grigor Dimitrov (1991), due che per il momento sembrano poter tranquillamente giocare il ruolo di intrattenitori di folle, con il loro tennis brillantissimo, ma che probabilmente non sapranno impreziosire la loro brillantezza con risultati degni di nota, almeno a New York. Entrambi sembrano paradossalmente essere prigionieri del loro talento. L’ucraino, che grazie al suo tennis istintivo è arrivato in cima, proprio dall’istinto sembra essere limitato, quando c’è bisogno di ragionare e non di improvvisare. Per lui il potenziale ottavo contro Djokovic, sarà il banco di prova più importante dello Us Open. Il bulgaro invece, non è stato ancora in grado di togliersi le vesti dell’imitatore di Federer e di brillare di luce propria. Al momento dello svizzero, ricorda soprattutto gli esordi da cavallo pazzo e perdente. Da numero 56 del mondo avrà un tabellone di ferro e difficilmente andrà oltre il secondo turno, dove ad attenderlo potenzialmente ci sarà Kohlschreiber.

Una chiosa finale la merita senza dubbio il più giovane giocatore tra i top 50, quel Bernard Tomic (classe 1992), capace l’anno scorso, a soli 18 anni, di centrare i quarti a Wimbledon (quarto tennista più giovane di sempre a raggiungere tale risultato a Londra) e di strappare anche un set al futuro campione Novak Djokovic. L’exploit londinese non si è più ripetuto, ma negli Slam, l’australiano ha avuto buona continuità (ottavi a Melbourne), dimostrando che il suo tennis particolarmente ragionato può essere molto efficace sulla distanza dei tre su 5 e le molte vittorie colte al set decisivo ne sono la conferma. Anche a lui, come a tutti i giovani talenti citati, per ora, manca il successo altisonante contro i primi della classe. La sorte gli ha riservato un buon tabellone, senza big three sul suo cammino almeno fino ai quarti, ma con mine vaganti quali Roddick e Monaco sulla propria strada. La prova del fuoco, per misurare il reale valore del giovane aussie, potrebbe arrivare agli ottavi, contro Del Potro.

 

Articolo di Luca Marrelli

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