HAI MAI VISTO GLI US OPEN?

A meno di una settimana dall’avvio dell’ultimo Slam di stagione ripercorriamo i momenti topici del torneo dal 1968 ad oggi. Noccioline da sgranocchiare in attesa dei ‘nuovi eroi’

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New York (Stati Uniti) – Sotto la pioggia New York ha sicuramente un suo fascino speciale, in genere le gocce hanno un potere catartico e frenante anche in quelle città in cui il tempo sembra scorrere sempre più velocemente.

In questi giorni la grande mela, ed in genere le città che hanno ospitato gli eventi degli Us Open series, hanno dovuto fare i conti con il maltempo, tanto da costringere gli organizzatori a lottare contro il minuto. Ma se da una parte i ritmi sono frenetici, dall’altra l’arresto forzato, mixato ad una voglia di amarcord, ci porta a meno di una settimana dall’avvio dell’ultimo Slam della stagione, a seguire i 25 momenti ‘memorabilia’ del torneo americano segnalati da bleacher report’.

1968 – Inizia l’era Open e Arthur Ash è il primo afro-americano a vincere il torneo e diventa un’icona non solo a livello tennistico, ma per tutto il movimento dei diritti civili.

1969 – La pioggia fu protagonista anche nell’anno dello sbarco sulla luna e Rod Laver, per uscire indenne dalla finale contro Tony Roche, prese in prestito dei tacchetti ‘da calcio’ onde non scivolare sull’erba del campo di Forest Hill.

1979 – Dieci anni più tardi Tracy Austin diviene la più giovane donna a vincere un titolo Open. Contro la più quotata Chris Evert, in campo per il suo quinto titolo consecutivo, la giovane Tracy s’impone in due set con il punteggio di 6-4, 6-3.

1980 – McEnroe vince il suo secondo titolo consecutivo battendo in semifinale e finale i suoi ‘acerrimi’ nemici Jimmy Connors e Bjorn Borg. Nonostante i cinque set della semifinale contro Jimmy (battuto per 6-4, 5-7, 0-6, 6-3, 7-6), John si prende la rivincita contro Borg che lo aveva battuto in una drammatica finale a Wimbledon tre mesi prima.

1984 – Nasce il ‘Super Saturday’, ovvero la finale del torneo femminile nel mezzo delle due semifinali maschili. Nel primo appuntamento si sfidano Ivan Lendl e Pat Cash e dopo una martona su 5 set ( 3-6, 6-3, 6-4, 6-7 (5-7), 7-6 (7-4) ) è il ceco ad avere la meglio. Nella finale femminile la Navratilova ha la meglio su Chris Evert in tre set, con il punteggio di 4-6, 6-4, 6-4. In chiusura invece lo scontro tra McEnroe e Connors fa trattenere il fiato per altri 5 lunghi set ( 6-4, 4-6, 7-5, 4-6, 6-3.), facendo così risultare memorabile il battesimo del ‘Super Sunday’.

1986 – Numero uno fuori e dentro il campo, sia in singolare sia in doppio, l’unico vero stop in carriera subito da John McEnroe è stato quello subito per colpa del traffico newyorkese. Quell’anno, in coppia con Peter Fleming, non potè prendere il via nel tabellone di doppio poiché arrivò sei minuti in ritardo rispetto all’orario prestabilito come termine ultimo e fu messo ‘fuori gioco’.

1990 – Gli anni ’90 si aprono con la vittoria di Pete Sampras che si aggiudica anche il record del più giovane vincitore maschile del torneo americano, battendo André Agassi con il punteggio di 6-4, 6-3, 6-2. All’epoca dei fatti aveva appena 19 anni.

1991  – Jimmy Connors  batte al primo turno Patrick  McEnroe dopo quattro ore di match  e 5 set con il punteggio di  4-6, 6-7, 6-4, 6-2, 6-4.

1991, part 2 – Quasi 39enne, e numero 174 al mondo, Connors riesce quell’anno a raggiungere le semifinali dove fu battuto dal connazionale Jim Courier.

1994 – Dopo 1993 improduttivo a causa di un brutto infortunio, Andrè Agassi torna competitivo proprio durante la stagione sul cemento vincendo il titolo open americano partendo ‘senza classifica’.

1995 – Nella finale femminile quell’anno si ritrovano Steffi Graf e Monica Seles: è la prima volta che le due giocatrici si affrontano dopo l’aggressione subita dalla Seles ad Amburgo per opera di un fan della Graf.

1995, part 2 – Altro memorabile momento, ma decisamente doloroso, quello che ha avuto come protagonista Shuzo Matsuoka che nel primo turno, in un afoso pomeriggio newyorkese, fu assalito dai crampi nel match contro Petr Korda. Ai tempi però non era previsto il time out medico, quindi il giocatore fu costretto all’abbandono. Dopo questo sfortunato episodio, si convenne per un cambio di regolamento onde evitare in futuro l’insorgenza di simili problematiche.

1997 – La vittoria del 1968 fu l’unica riportata da Arthur Ashe all’Open degli Stati Uniti, ma nel 1997 la USTA volle dedicare al giocatore (scomparso nel 1993) il nuovo stadio da 22.500 posti, come ulteriore ricordo di una vittoria che scrisse pagine importanti nella storia del tennis e non.

1998 – Viene sfatato un tabù lungo 16 anni: Lindsay Davenport è la prima americana ad imporsi nel torneo femminile dopo Chris Evert e conquista il titolo battendo la n°1 del ranking Martina Hingis.

2001 – Un altro momento storico, non per il tennis giocato ma per il clamore che ne ebbe in seguito, fu quello che vide protagonisti Lleyton Hewitt e James Blake. All’australiano venne chiamato due volte consecutivamente un fallo di piede da un giudice di linea di colore. Al secondo richiamo Hewitt si rivolse al giudice con una connotazione razziale “Guardalo e dimmi cosa c’è di simile’. Molti che udirono la frase pensarono che il riferimento fosse legato al colore della pelle che legava Blake e il giudice, ma l’aussie da parte sua spiegò poi che il suo commento era riferito solamente al fatto che per ben due volte la stessa persona aveva richiamato lo stesso tipo di fallo. Nei giorni seguenti la polemica sui media non si smorzò, mentre i due giocatori non diedero ulteriore peso all’accaduto.

2004 – Serena Williams vittima di un errore arbitrale perde nei quarti di finale contro Jennifer Capriati. Ovviamente non fu solo il punto a pesare sull’economia della partita, ma di sicuro fece pendere l’ago della bilancia nel morale dell’attuale numero 1. Memorabile fu il ‘siparietto’ contro l’arbitro quando chiamò il punto della Williams fuori. L’errore regalò alla Capriati un break point e Serena nonostante una serie di rimostranze, si dovette arrendere alla decisione arbitrale non essendoci ancora la possibilità del ‘falco’. Non furono solo le parole della giocatrice a rimanere nella memoria collettiva, ma anche la sua tenuta sportiva decisamente sopra le righe con un gonnellino in jersey e un top nero.

2005, part 1 – Quarti di finale, l’allievo e il maestro… almeno nel quadro americano del momento: Agassi contro Blake. Dopo quasi 3 ore di combattimento in campo, e cinque set, Agassi s’impone sul giovane connazionale al tie break, fermando lo score sul 3-6, 3-6, 6-3, 6-3, 7-6.

2005, part 2 – Dopo le vittorie su Blake e Ginepri, Agassi diventa il più vecchio ‘finalista’ degli Us Open degli ultimi 30 anni. Passati i 35 si ritrova nell’ultimo stage contro Roger Federer. Lo svizzero porta però a casa l’incontro in 4 set, 6-3, 2-6, 7-6 (7), 6-1, dichiarando di aver ‘coronato un sogno’. Un sogno che volendo è stato anche un passaggio di testimone sul campo.

2005, part 3 – Dopo un brutto infortunio che l’ha tenuta lontana dai campi per quasi un anno, Kim Clijsters torna e s’impone sul cemento di New York. Prima batte le favorite Maria sharapova e Venus williams e poi s’impone in finale sulla 30enne Mary Pierce. Una vittoria festeggiata con ‘furore’ saltando sugli spalti per correre incontro ai familiari.

2006, part 1 – Finalista nel 2005, Agassi dice addio al tennis agonistico l’anno successivo. L’americano perde nel terzo turno contro il qualificato tedesco Benjamin Becker con il punteggio di 7-5, 6-7 (4), 6-4, 7-5. Agassi salutando il pubblico a fine match lo ha così ringraziato: “Mi avete sostenuto in tutti questi anni per raggiungere i miei sogni e vi dico grazie, perché senza di voi io non ci sarei mai arrivato“.

2006, part 2 – La tristezza per il ritiro di Agassi viene contro bilanciata dalla cerimonia per la titolazione a Billie Jean King del comprensorio tennistico sede degli Us Open. All’evento parteciparono molti tennisti e vecchie glorie tra cui John McEnroe, Chris Evert, Jimmy Connors e Martina Navratilova. La King dichiara per l’occasione al New York Times:”Ora io e Arthur viviamo l’uno accanto all’altro e siamo entrambi ‘parchi pubblici’ per bambini. Noi siamo nati nello stesso anno e insieme abbiamo combattuto diverse battaglie per i diritti umani“.

2007 – Uno dei momenti più esilaranti degli ultimi anni è stato senza dubbio lo spettacolo improvvisato da Novak Djokovic al termine di un suo match. Conosciuto per le sue doti comiche, il giocatore mimò le mosse dei suoi colleghi Nadal e Sharapova ottenendo un successo clamoroso che dalla tv ha poi spopolato anche sul web. Un primo atto che ha avuto nel tempo diversi ‘seguiti’.

2009, part 1 – Prima di diventare famoso per la sua maratona con Mahut a Wimbledon, John Isner ebbe il suo momento di gloria battendo Andy Roddick al terzo turno. Cinque set adrenalinici conclusi al tie break: 7-6 (3), 6-3, 3-6, 5-7, 7-6 (5), come ulteriore puntualizzione del suo spirito da ‘corridore folle’ in mezzo al campo.

2009, part 2 – Durante la semifinale femminile Serena Williams fu protagonista di un altro errore arbitrale che oltre a costarle il match, ha avuto un peso economico di 82.500 dollari per ingiurie contro l’arbitro. La minore delle sorelle Williams infatti fece rimostranze pesanti, tanto da meritare una sonora multa che è entrata nei record delle penalizzazioni monetarie.

2009, part 3 – Due vittorie importanti, anche se dal gusto completamente diverso. Nel maschile s’impone il giovane Juan Martin del Potro. In finale l’argentino porta a casa il suo primo titolo Slam battendo Roger Federer. Corona così in un sol colpo un doppio sogno. Nel quadro femminile, artefice di un nuovo ritorno, Kim Clijsters si aggiudica il trofeo a coronamento di un torneo perfetto. Questa volta però è la famiglia a raggiungerla in campo: accanto alla mamma la piccola Jada è la figlia più orgogliosa del mondo.

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