LA FAME DI FISH

L’americano sogna in grande per lo Slam di casa, pronto a dare battaglia grazie al nuovo spirito competitivo che negli ultimi tempi gli ha regalato la top ten mondiale

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New York (Stati Uniti) – Chissà se il ruolo di mina vagante in questo Us Open potrà interpretarla Mardy Fish. Di sicuro lui non vuole sfigurare e gli americani si attendono molto dal loro nuovo top ten, unica speranza (oramai) per un buon piazzamento nella selva popolata dai vari Djokovic, Nadal, Federer e Murray.

Le analisi di questi giorni prevedono un esito facile per Djokovic, ma la forma non perfetta del numero 1 del mondo potrebbe lasciar intravedere spiragli per un aggancio da parte dei suoi diretti avversari, gruppo a cui si vuole appunto aggregare l’americano, pronto a dar battaglia nello Slam casalingo.

“Sono positivo – ha spiegato Fish nell’intervista rilasciata all’AP prima del torneo –, credo che su questa superficie, e in questo torneo, ho la possibilità di battere chiunque. Spero di continuare sulla strada che ho intrapreso negli ultimi tempi”.

Di sicuro Mardy non è più il giocatore di qualche anno fa, quello che navigava intorno alla 30esima posizione del ranking e che con qualche chilo in più (vedi ad esempio l’incapacità cronica di passare al terzo turno degli Us Open tra il 2000 e il 2007), oggi il nuovo numero 1 americano è riuscito a trovare una motivazione differente, la quale sta dando gioco e risultati.

A New York si fregerà del numero 8 del seeding, prima volta in carriera nello Slam di casa: “La sua voglia di far bene è davvero tanta – ha spiegato l’ex capitano di Coppa Davis Patrick McEnroe –, Mardy vuole cercare di mantenere un alto livello. Lui stesso ha dichiarato: se continuo a lavorare con lo stesso spirito chissà cosa può succedere”

Fish ha vissuto sempre nell’ombra di Andy Roddick, ultimo a vincere il Major americano nel 2003, ma ora grazie anche alla scivolata dell’ex numero 1 fuori dalla top 20, potrebbe finalmente suonare l’ora del riscatto.

Dopo i tre set combattuti contro Djokovic, e la resa imposta a Nadal la settimana successiva a Cincinnati, gli Us Open potrebbero rappresentare per Mardy la vera opportunità di svolta: “La differenza l’ha fatta non la voglia di vincere in sé, ma la sensazione netta di potercela fare. Se voglio veramente qualcosa so che posso ottenerla ed è con questo spirito che voglio scendere in campo e giocarmela”.

Anche i suoi avversari si sono accorti che qualcosa è cambiato e ad affermalo è stato in primis lo stesso Djokovic: “Sta sicuramente esprimendo il suo miglior tennis. Mi sono scontrato con lui diverse volte negli ultimi due anni ed ho potuto notare che ora si muove molto meglio in campo, la sua forma fisica è invidiabile. Giusto a livello mentale deve crederci un po’ di più, specie quando gioca contro un top player”.

Dopo l’intervento al ginocchio, subito a settembre 2009, Fish era sceso fino al numero 108 del ranking mondiale (marzo 2010). In seguito, grazie al programma di riabilitazione e a un mutamento radicale del suo regime alimentare, è riuscito a riguadagnare gioco e posizioni, fino a conquistare l’olimpo della top ten.

Il lavoro fatto sul suo dritto e su altri aspetti del suo gioco l’hanno premiato, portandolo dove molti suoi colleghi e addetti del settore non avrebbero mai immaginato, specie alla sua età. Quest’anno Fish è riuscito fino ad oggi a centrare tutti i suoi obiettivi,partendo dal terzo turno al Roland Garros. Poi a piccoli passi è riuscito a raggiungerne gli altri, fino alla vittoria su Nadal.

“Attendo ancora il traguardo di una semifinale Slam e credo che se riuscissi a centrarla proprio durante gli Us Open sarebbe perfetto”.

Ora la parola resta al campo, Irene permettendo.

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