JO WILFRED TSONGA, LA MINA VAGANTE

E’ lui l’outsider più pericoloso. Rafa Nadal già non dorme la notte pensando al possibile scontro con Novak Djokovic, mentre le speranze italiane ripongono in Fabio Fognini

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Roma  – Direzione Big Apple. Questo è l’attuale leitmotiv del circuito tennistico mondiale. Siamo in piena fase Us Open Series, la sequenza di tornei sul cemento nordamericano che fungono da test in vista dell’ultimo Major dell’anno, al via il prossimo 29 agosto. Stiliamo un borsino.

Nole favorito. Poche storie. Dopo una stagione vissuta da insaziabile tiranno (53 vittorie e 1 sconfitta), non si possono nutrire in dubbi in merito al ruolo di favorito tra gli uomini: Novak Djokovic. Il 2011 del serbo è stato sin qui da Guinness dei primati, se consideriamo che l’unico giocatore in grado di batterlo quest’anno è stato un Roger Federer formato deluxe (semifinale al Roland Garros). Ad oggi Novak Djokovic, escluso lo Slam parigino, ha vinto tutti i tornei ai quali ha preso parte: Australian Open, Dubai, Indian Wells, Miami, Belgrado, Madrid, Roma, Wimbledon, Montreal. Di fronte a un tale dominio, il solo ipotizzare un giocatore sulla stessa fila del serbo nella starting grid è pura eresia.

Seconda fila. I suoi rivali, inoltre, appaiono appannati e lontani parenti dei fenomeni ammirati in passato. Rafael Nadal ha patito oltremisura la bruciante sconfitta nella finale di Wimbledon. Lo spagnolo, che a suon di sconfitte contro Novak Djokovic (ben 5 nel 2011) sembra aver perso sicurezza e serenità, è rientrato in campo a Montreal uscendo all’esordio contro il non irresistibile Dodig. Come giungerà a New York agli US Open Tennis Championship? Identico quesito da girare a Roger Federer ed Andy Murray. Il campione elvetico sta vivendo una stagione decisamente incolore, con poche luci e molte ombre. L’impressione è che a Roger Federer manchino stimoli e cattiveria (ha vinto tutto…come dargli torto). Attenzione, però: se in stato di grazia (vedi semi a Parigi) sa essere letale. Quanto a Andy Murray, invece, la sensazione è che la mazzata subita da Novak Djokovic nella finale di Melbourne sembra aver fatto da spartiacque per l’intera stagione. Lo scozzese Andy Murray ha collezionato un solo titolo (Queen’s), fallendo ancora una volta a Wimbledon (semifinale persa con Rafa). L’etichetta di perdente sembra essersi appiccicata addosso: riuscirà a scrollarsela in America? Difficile.

Outsiders. Il primo della lista è Mardy Fish, che alle soglie dei trent’anni ha acquistato fiducia e consapevolezza. Fresco di best ranking (n.7), lo statunitense è un cliente ostico sul cemento di casa sua ed è reduce dalla finale di Montreal. Insidioso. Un’altra mina vagante è Jo Wilfred Tsonga, la cui semifinale ai Championships sembra avergli restituito smalto e vigore, spalancandogli nuovamente le porte della top ten. Difficile pensare ad un Robin Soderling competitivo, martoriato com’è da soventi problemi al polso. Andy Roddick, David Ferrer e Tomas Berdych non sono al top della condizione ma vanno comunque tenuti d’occhio. Molti attendono la definitiva riabilitazione di Juan Martin Del Potro: se l’argentino recupera, saranno in molti a tremare. Da non sottovalutare Gilles Simon, Richard Gasquet, Stanislas Wawrinka, Janko Tipsarevic e Fernando Verdasco.

Giovani. Si parla da tempo di ricambio generazionale, soprattutto alla luce degli svariati nomi nuovi che hanno iniziato ad imperversare nel circuito dall’inizio dell’anno.  Milos Raonic, colui che avrebbe le maggiori chances, rischia di non esserci per via dell’infortunio all’anca che ne ha frenato la portentosa esplosione. Gli americani confidano nella definitiva consacrazione di Ryan Harrison, classe 1992, caratterino peperino dalla mano delicata. Occhio a Bernard Tomic, che vuole confermarsi dopo aver giocato benissimo a Wimbledon (fermato ai quarti da Nole). Grigor Dimitrov, ventenne bulgaro, è probabilmente il giovane di maggior talento e forse per questo il più incostante. Sarà questa la volta buona del fatidico salto di qualità?

Italiani. Le speranze tricolori agli US Open Tennis Championship ripongono attorno a Fabio Fognini, il migliore azzurro nel 2011. Il ligure sembra aver incanalato la retta via e, al meglio dei cinque set, può appellarsi alle ottime doti atletiche di cui dispone. Andreas Seppi rischia di non esserci (problema al piede destro) mentre è difficile scommettere su Potito Starace quando è lui il primo a non farlo preferendo ai tornei sul cemento nordamericano il rassicurante Challenger sulla terra di San Marino.

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