LA KVITOVA SE NE VA. MASHA RIMANE

Colpo di scena agli Us Open. La Regina di Wimbledon viene battuta dalla Dulgheru 76(3) 63. La Sharapova se la vede brutta con la Watson. Zvonareva ok

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New York (Usa) – Si abbatte un uragano sullo Usta Billie Jean King Center di New York. Non quello meteorologico nominato Irine, che si è rilevato meno dirompente delle aspettative. Ma di “danni” la tempesta Alexandra Dulgheru ne ha fatti comunque tanti. Abbattutasi sulla irriconoscibile Petra Kvitova la rumena numero 48 del ranking ha spazzato via una delle top player del tabellone femminile degli Us Open con lo score di 76(3) 63 in 1h e 38 minuti di gioco.

Si consuma così la prima ed eclatante sorpresa dello Slam americano, con la sconfitta della Regina di Wimbledon e numero 7 del mondo. Ma della tennista che nel luglio scorso aveva incantato il mondo con il suo devastante gioco d’attacco, oggi sul Louis Armstrong non ne rimaneva molto.

Certo ha influito l’infortunio alla gamba che ha tenuto Petra Kvitova fuori dai giochi per quasi tutta l’estate e che evidentemente non è stato ancora riassorbito del tutto. Per una ragazzona della stazza di Petra la condizione fisica è fattore fondamentale per il perfetto funzionamento della potente macchina. Ma risulta davvero complicato concepire come una delle migliori giocatrici del mondo non riesca a sopperire con un briciolo di testa e con un po’ di mestiere ad una giornata storta come quella odierna.

Per di più l’allieva di Gabriel Urpi (stesso coach della Pennetta) soprattutto nel primo parziale non ha assolutamente prodotto una prestazione da urlo. Sapendo di dover variare il gioco e far muovere l’impacciata avversaria, Alexandra Dulgheru si è limitata a svolgere il compitino, regalando anche troppo nei primi giochi dell’incontro (la Kvitova è andata avanti 2-0). Ma con il passare dei punti, alla rumena si è aperta la strada per il paradiso, complice gli errori gratuiti (52, un’infinità) e le ingiustificabili scelte tattiche della campionessa di Londra.

Nei due set (bruttini) l’andamento è stato quasi in fotocopia. Ad una prima sfuriata ceca (2 a 0 in entrambi i parziali) è susseguita una lenta e inesorabile rimonta rumena. Nella prima partita però è stata la Kvitova ad avere la chance più ghiotta, con tre set point nel dodicesimo gioco che però sono stati sciupati dalle bordate finite fuori di mezzo metro o a metà rete. Nel tie break Alexandra Dulgheru – che pareggia così la vittoria dell’avversaria a Madrid – si è subito portata avanti, fino al 7-3. Nel secondo parziale si è giocato ancor meno, conPetra Kvitova che schiaffeggiandosi più volte la gamba ha mostrato a tutti quanto l’ingranaggio non fosse oliato a dovere.

Esce di scena così una delle favorite alla vittoria della 125esima edizione degli Us Open femminili. E si apre così una voragine nella parte alta del terzo quarto del draw, dove a questo punto la più alta in grado rimane la Agnieszka Radwanska (n.12) che ha vinto contro la sorellina Ursula al primo round (62 63 il punteggio finale). Sconfitta inaspettata, per lo meno per chi credeva che almeno Petra Kvitova fosse immune al virus “harakiri” che colpisce indiscriminatamente tutte le più forti giocatrici del tennis mondiale. Vittoria di prestigio invece per  Alexandra Dulgheru (anche lei al ritorno dopo due mesi di stop) che al prossimo round sarà impegnata nel derby contro Monica Niculescu, vincente su Patricia Mayr-Achleitner per 63 63.

Sharapova è tutta grinta. Vincere un match con 8 doppifalli e 59 errori gratuiti. Sarebbe un’impresa per chiunque. Ma non per Maria Sharapova, che ormai ha imparato a convivere con le sue lacune tecniche. Bisogna fare tanti applausi alla numero 3 del tabellone, perché dopo 2 ore e 34′ di gioco ha domato per l’ennesima volta i suoi fantasmi privati, prima ancora della sua avversaria (Heather Watson, sconfitta con lo score di 36 75 63).

La piccola britannica, che già nel primo round di Wimbledon era stata autrice di una bella battaglia contro la Johansson (persa poi 64 al terzo), ha proposto anche sull’Arthur Ashe il suo tennis fatto di corsa (tanta), regolarità e grinta. Questo gioco l’ha portata avanti nel punteggio, in un primo set comandato dall’inizio alla fine. Masha le ha dato una mano, trovando ben poche volte le righe perimetrali del campo. Praticamente in contemporanea alla sconfitta della Kvitova la Sharapova è andata così sotto di un set.

Proprio la notizia della debalce della sua carnefice a Wimbledon, unita alla volontà di rivalsa, hanno fatto cambiare marcia alla numero 4 del mondo che urlo dopo urlo, vincente dopo vincente (ed errore dopo errore) ha cominciato la rimonta. La russa è stata brava ad agguantare il secondo set (7-5, dopo essere stata sul 4-1). Ed è stata ancora più brava nel parziale decisivo, nel quale la Watson ha dato fondo a tutte le energie, recuperando il break nel settimo gioco e mettendo ancora un po’ di paura alla biondissima. Ma non è bastato, perché ancora una volta Masha ha fortemente voluto la vittoria. Almeno lei, nel circuito femminile, ha capito che i match non si vincono solo con il braccio…

Venus carbura, poi è devastante. Esordio in tranquillità anche per Venus Williams, unseeded d’eccellenza della quarta porzione del draw femminile. L’ex campionessa del biennio 2000-01 ha regolato Vesna Dolonts con lo score di 64 63 in 1h e 18′. Se nel primo parziale la statunitense non è riuscita a dare ritmo all’incontro, permettendo alla n.91 del ranking di rimanere in scia (almeno fino al 4-5 e servizio), nel secondo parziale Venus ha subito tracciato il solco, breakkando nei primi giochi l’avversaria e mantenendo poi con autorità i propri turni al servizio. Non è stata una prestazione straordinaria per l’ex numero 1 del mondo (troppa foga nel voler chiudere il punto ai primi scambi. Chiuderà con 27 vincenti e 27 non forzati), ma nel secondo set la Williams ha fatto vedere alcune perle del repertorio, fra cui il gioco a rete a tratti delizioso. Poco da recriminare per la Dolonts, che anzi è stata un’ottima sparring partner, che si è anche ritagliata anche qualche momento da protagonista, aiutata dalla buona mobilità e dai fondamentali incisivi.

Vera in un’ora. Non si è fatta giocare lo stesso scherzetto Vera Zvonareva, numero 2 del tabellone. Nonostante il periodo non certo brillante, la russa si è imposta con grande facilità su Stephanie Foretz Gacon, la francesina con gli occhiali da sole stile “piazzetta di Capri” domata con lo score di 63 60 in 63′ di gioco. Match a senso unico quello fra Vera e la numera 116 del ranking che, pur non avendo sbagliato troppo, ha perso in modo netto la battaglia dei vincenti (8 contro 19). Al prossimo round la Zvonareva incontrerà Kateryna Bondarenko, trionfatrice con il medesimo punteggio su Lucie Hradecka.

Ecco i risultati della prima giornata del tabellone femminile degli Us Open

Dulgheru b. Kvitova (5) 76(3) 63
Keys b. Craybas 62 64
Zvonareva (2) b. Foretz Gacon 63 60
Sharapova (3) b. Watson 36 75 63
Bartoli (8) b. Panova 75 63
Stosur (9) b. Arvidsson 62 63
V.Williams b. Dolonts 64 63
A.Radwanska b. U. Radwanska 62 63

Pironkova b. Razzano 62 63
Bondarenko b. Hradecka 63 60
Pous-Tio b. Doi 62 67(12) 52 rit
Niculescu b. Mayr-Achleitner 63 63
Cibulkova (14) b. Zhang 63 64
Falconi b. Zakopalova 36 64 62
Goerges (19) b. Barrois 63 62
Peng (13) b. Lepchenko 63 64
Robson b. Morita 76(1) 10 rit.
Oprandi b. Oudin 60 76(9)
Petrova (24) b. Chan 63 16 64
Medina Garrigues (30) b. Knapp 67 64 63
Safarova (27) b. Rybarikova 62 36 62
Yakimova b. Lertcheewakarn 60 46 63
Dushevina b. Sevastova 63 64

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