NADAL BATTE MURRAY E TROVA NOLE

Andy fa partita pari solo nel terzo parziale. Per il resto è un monologo di Nadal, che vola in finale a difendere il titolo Us Open contro il tennista dell’anno

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New York (Usa) – Saranno i primi due giocatori del ranking mondiale a contendersi il titolo degli US Open 2011. Nessuna sorpresa dunque: in finale ci arrivano i più forti sulla carta. E in campo. Per arrivare al match clou del Monday Night (ultimo round posticipato causa pioggia) Novak Djokovic e Rafael Nadal hanno però dovuto dar fondo a tutte le loro capacità, alla loro tenacia, alle loro forze.

Nella prima semifinale il serbo già arresosi alle due palle match di Federer ha trovato la risposta della vita e un net amico, che hanno riaperto in modo clamoroso il 24esimo incontro fra i due. Anche nella seconda partita in programma sull’Arthur Ashe lo spettacolo è stato di livello assoluto, con Rafael Nadal (n.2) e Andy Murray (n.4), due giocatori allo specchio, che hanno dato vita ad un match dai tre volti. Nella prima parte lo spagnolo ha dominato in lungo e in largo, comandando sempre lo scambio e scippando tranquillamente tre volte il servizio all’avversario (una volta nel primo set, due nel secondo. Neanche una palla break per Murray). Nel terzo parziale però lo scozzese ha aumentato i giri, è stato propositivo con svariate discese a rete, ha chiuso punti spettacolari e ha messo paura al numero 2 del mondo, ma nel quarto set, dopo aver sventato tre palle break nel terzo game, Nadal ha ripreso il comando del gioco, imponendosi con lo score di 64 62 36 62 in 3 ore e 24 minuti di gioco.

Dunque ci ha provato lo scozzese a raggiungere la quarta finale Slam della carriera, ultimo ostacolo a un titolo Major che ancora manca al suo palmares e che ancora lo posiziona un paio di gradini più in basso rispetto agli altri tre Fabolous. Con la vittoria meritata del terzo set (è stato prima avanti 2-0, poi ha accelerato alla grande negli ultimi game) ha anche rimesso in discussione una partita per due parziali mai in bilico, macchiando così l’immacolato percorso dell’iberico, che non aveva mai perso un set in questo torneo.

Andy ha però pagato per l’ennesima volta la maggiore discontinuità con i fondamentali dalla baseline (soprattutto con il dritto). Il gap fra Murray e Nadal non è però tanto di natura tecnica (certo, 55 errori non forzati contro 23 non hanno aiutato. Ma si sa che contro lo spagnolo fare il punto è una faticaccia), o atletica (non sarà indicativo, ma lo scambio più lungo del match l’ha portato a casa lo scozzese), ma piuttosto mentale. Un dato è risultato in questo senso decisivo: delle 10 palle break conquistate nell’arco dell’incontro, il 24enne di Dunblane ne ha convertite solo due, e solo in quel terzo set nel quale ha tenuto botta con il rivale.

Per il resto del match, Nadal ha sempre (o quasi) comandato lo scambio da fondocampo, vincendo nettamente il confronto fra il suo dritto anomalo e il dritto di Murray (troppo umorale) e alla lunga anche il confronto fra i rovesci. Un po’ come aveva fatto Federer per larga parte del suo quasi perfetto match contro Djokovic, lo spagnolo ha usato bene il taglio da sopra con il rovescio, spezzando il ritmo all’avversario e costringendolo a fastidiosi sù e giù a cavallo della linea di fondo, sfiancanti e penalizzanti.

Inoltre Nadal si è imposto anche con il servizio, che gli ha regalato il 72% di punti con la prima (66% per Murray) e il 57% con la seconda (divario più ampio con il rivale, che ha portato a casa solo il 46%). Contro Djokovic Rafa, a caccia del secondo titolo americano consecutivo (che lo scorso anno gli permise di centrare il Career Golden Slam), proprio la battuta sarà un’arma che dovrà funzionare almeno come ha funzionato oggi.

Murray esce invece ancora una volta ad un passo dalla finale, e ancora una volta (dopo Wimbledon 2010 e 2011 e Roland Garros 2011) il suo carnefice è Nadal. Era la quinta volta che i due si affrontavano per il pass di un Major match clou, e diventa deprimente per lui il dato che lo vede non solo quasi sempre sconfitto (unica vittoria a New York 2008), ma con la miseria di due set all’attivo in quattro partite. Salgono poi a 13 le batoste subìte dal britannico nei 17 match con Rafael, alcune delle quali arrivate dopo grandi e belle battaglie.

Oggi la battaglia c’è stata, ma solo in quel già citato terzo parziale nel quale Murray, sciolto braccio e gambe e sgomberata la mente dalle pressioni, ha illuminato la notte newyorkese con scintille di eccellenza. Tanti i vincenti per lo scozzese, che si è venuto a prendere più volte il punto anche nei pressi della rete (13, su 15 discese). Nonostante il nuovo piglio del rivale, Rafa ha contrastato da campione, recuperando il primo svantaggio del match (0-2) e continuando con l’impressionante footwork a martellare con il dritto anomalo. Bravo e fortunato, Andy è comunque riuscito a strappare il servizio nell’ottavo gioco (5-3), chiudendo poi il parziale al terzo set point.

Anche nel quarto set Murray ci ha provato, e nel terzo game ci è quasi riuscito. Trovando 3 palle break ha rischiato di capovolgere definitivamente le sorti dell’incontro, ma quando Nadal gli ha chiuso le porte in faccia, pian piano le già poche certezze del britannico si sono sciolte. Innervosendosi con i pantaloncini, colpevoli di essere troppo larghi (!) e sbagliando più frequentemente la tattica di gioco (è andato in tilt sulle variazioni di velocità di Nadal) Murray è capitolato, rendendo facile la vita a Nadal fino al 62 conclusivo.

Ecco le parole di Nadal nel post gara: “All’inizio del quarto set c’è stato il momento chiave. Ho contrastato le palle break con aggressività, e credo di aver giocato il miglior match di questo torneo”. Rafa ha anche parlato della finale di lunedì contro Djokovic, che quest’anno l’ha battutto 5 volte su 5 incontri, e ha voluto ricordare il decimo anniversario dell’attentato alle Torri Gemelle. “Cosa devo fare per vincere contro Djokovic? Ci penserò domani, certo ho perso cinque partite con lui quest’anno, e qualcosa mi dovrò inventare. Ma oggi il mio pensiero va alle famiglie di New York. Ho un ricordo terribile di quel giorno di 10 anni fa, gli sono vicino”.

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