PENNETTA SHOW

La brindisina vince al terzo contro la Sharapova, conquistando il pass per gli ottavi di finale

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New York (Usa) – E’ una Flavia Pennetta sontuosa quella che vince il match clou di giornata contro Maria Sharapova. La brindisina si è imposta con lo score di 63 36 64 in 2h e mezzo di gioco sulla numero 3 del tabellone, regalandosi  così l’ottavo di finale degli Us Open, dove incontrerà la cinese Shuai Peng (13).

E’ stata una battaglia di nervi, di corsa, di vincenti e di intelligenza tattica, che ha preso la strada di Brindisi perché la Pennetta ha fortemente voluto la vittoria più bella e prestigiosa dell’anno. Di fronte ha trovato una campionessa vera, che ha fatto di tutto per portare a casa il match, ma anche nel parziale decisivo l’azzurra ha sempre comandato nel punteggio, chiudendo al primo dei tre match point conquistati nel decimo game.

Nel travagliatissimo anno che le ha riservato più delusioni che gioie, Flavia Pennetta ha trovato un trionfo che vale tantissimo, per il prestigio dell’avversaria e del torneo, per il morale, per la classifica. Concentrata, centrata, solida e per nulla intimorita del blasone della Sharapova, l’azzurra ha prodotto una prestazione eccezionale. Certo, non si può non menzionare lo striminzito 52% di prime palle in campo, il dato che più di tutti ha rischiato di compromettere la vittoria. Ma anche dall’altra parte della rete c’era una tennista che litiga con la propria battuta, tanto da chiudere con 12 doppifalli.

Proprio nel servizio stava la chiave tattica del quarto match fra le due (ora Flavia è sul 2 a 2, contro una giocatrice con la quale è sempre andata al terzo set). Entrambe bravissime alla risposta, entrambe deficitarie con il fondamentale da ferme. Chi riusciva a mettere più pressione dal primo colpo, portava a casa il punto. Le due hanno cercato quindi di limitare i danni, ma la pressione ha spesso giocato brutti scherzi, e così le palle break sono fioccate a grappoli (7 su 16 per Flavia, 6 su 14 per Maria).

Quando la risposta non è stata decisiva (per entrambe quelle con il rovescio ha dato più garanzie di quelle con il dritto) le due si sono prese a pallate in scambi prolungati al cardiopalmo. La Sharapova ha tentato più vincenti, con la sua palla che pesava tanti chili in più. Ma proprio questa sistematica ricerca del colpo definitivo l’ha fatta andare spesso e volentieri fuori giri (soprattutto con il dritto). In questo particolare aspetto Flavia è stata perfetta, perché pur sapendo di dover lasciare la scena alle folgori della siberiana, ha lottato in difesa come poche volte l’avevamo vista fare, soprattutto in questa stagione.

Confortata da un inizio camomilla della Sharapova, la Pennetta è dunque salita subito 4 a 0 nel primo set, sbagliando “zero”. Lo stesso non si è potuto dire della Campionessa 2006 del Mojor americano che, fra doppifalli, dritti fuori e goffe corse sulla verticale, ha passato una ventina di minuti da incubo. Nel settimo game (sul 4-2) la brindisa ha avuto anche l’occasione di mettere in ghiaccio il parziale ma il calo di prime di servizio in campo le ha fatto perdere il vantaggio (da 40-0 a palla break, poi convertita). Fortuna che la russa non era un fulmine al servizio, e con il terzo scippo del set Flavia si è guadagnata la chance di servire per la prima partita, portata a casa in 36′.

L’inizio di secondo set è stato tutto per la numero 3 del tabellone, che si è portata avanti 3-0. Sul piano tattico non si sono visti dei grandi cambiamenti da parte di Masha, che ha continuato a spingere tutto, avvalendosi però di un servizio ora più incisivo. Nel sesto gioco poi, le due hanno dato il meglio di sè. In un game durato quasi 10′ sia Flavia che Maria sono venute a prendersi il punto a rete, hanno giocato vincenti da circoletto rosso e hanno corso come addannate. Il fatto che al termine delle fatiche il gioco se l’è assegnato proprio l’azzurra ha fatto capire a Maria che avrebbe dovuto sudare le famose sette camicie per evitare la clamorosa sconfitta.

Flavia è rimasta in scia finchè ha potuto, ma nel nono game la Sharapova ha tenuto il servizio con la classe e l’autorità delle campionesse, e allora le due si sono ritrovate, per la quarta volta su quattro sfide, al parziale decisivo. Che è, o almeno fino ad oggi era, territorio di caccia della siberiana, capace di vincerne in stagione 12 su 12.

Ma oggi l’aria di Flushing Meadows odorava di macchia mediterranea, e non di steppa russa. E lo si è capito da subito, perché la Pennetta con gran cuore e grande spirito di sacrificio ha prima tenuto un primo gioco difficilissmo, poi ha breakkato la rivale (alla quarta chance) e infine ha allungato sul 3-0. Sembrava fatta, e lo sarebbe stato se dall’altra parte della rete non ci fosse stata una tennista incapace di gettare la spugna. E’stata brava Masha a contrastare e annullare altre due palle break, ed è stata ancora più brava a completare la rimonta fino al 4 pari. Ma gli spettri dell’ennesima impresa sfiorata (quante volte sarà passato nella testa di Flavia il film del suo match contro al Bartoli a Wimbledon?) oggi si sono volatilizzati quando nel nono gioco la brindina ha riacciuffato un game nel quale un suo vincente di dritto era uscito di un paio di capelli e il nastro le aveva fatto tornare nella sua metà campo un rovescio definitivo. Ormai stremata, più mentalmente che fisicamente, nel decimo e decisivo gioco la Sharapova è andata sotto 0-40, e dopo il primo match point la Pennetta ha  potuto alzare le braccia al cielo.

E’caduta dunque un’altra testa di serie blasonata nel torneo femminile degli Us Open. Ma stavolta a noi interessa poco, perché oggi è il giorno di Flavia Pennetta, che ha giocato da top player e che, con un tabellone ora decisamente abbordabile, può davvero sognare qualcosa di grande.

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