FEDERER SCACCIA IL FANTASMA TSONGA

L’elvetico vola in semifinale allo US Open eliminando in tre set uno Tsonga opaco al servizio cancellando i pessimi ricordi londinesi

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Nella nottata italiana Roger Federer doma Jo-Wilfried Tsonga, recente bestia nera dell’ex numero uno del mondo e raggiunge la semifinale dello US Open. Ricordiamo infatti come il ragazzone di Le Mans abbia saputo rimontare due set di svantaggio all’elvetico nei quarti di Wimbledon per poi ripetersi a Montreal. Ma ieri per uno Tsonga abbastanza evanescente c’è stato assai poco da fare, ed il numero 3 si è regalato l’ennesima semifinale di slam contro Novak Djokovic. 6-4 6-3 6-3 il punteggio per il trentenne di Basilea.

I due scendono in campo poco dopo le 19 americane e Roger mette subito il primo tassello per la vittoria. Tsonga vince il sorteggio, decide di servire per primo, ma il suo vantaggio dura poco. Federer prende un break di vantaggio già nel terzo game, sfondando ripetutamente con il dritto. Si arriva sul 3-2 quando la pioggia costringe il match ad una pausa di un’ora e mezza che fiacca le risorse degli appassionati europei, per i quali si avvicinano le tre del mattino.

Alla ripresa Tsonga recupera il break di svantaggio, ma sul 4-4  l’elvetico, concentratissimo, si porta 0-40 e realizza la seconda delle opportunità chiudendo a rete. Il game successivo è una formalità ed il set finisce nelle mani del cinque volte campione di Flushing Meadows. Al di là di considerazioni psicologiche, la chiave del set è stata una prestazione insufficiente del servizio di Tsonga, come emerge dal 42% di punti realizzati con la seconda. Anche Federer non è stato esplosivo (solo due ace), ma ha servito un ottimo 70% di prime, realizzando comunque 2/3 dei punti sia sulla prima che sulla seconda.

Orfano del suo colpo migliore, Tsonga appare tremebondo nelle prime fasi del secondo set. Nel secondo game spreca una situazione favorevole (15-30) quando Roger non chiude uno scambio dominato e finisce per steccare. Il terzo game è combattuto, e finisce nelle mani di Federer quando il francese sparacchia sul nastro un facile dritto dopo essersi aperto il campo con il servizio. L’emorragia di game continua sul 3-1, quando Tsonga regala lo 0-40 sbagliando tutto il possibile, si sveglia annullando le prime due col servizio, ma finisce per capitolare alla terza chance sprecando un vantaggio tattico nei primi scambi del punto.

Con il secondo set in mano, Federer non infierisce e subisce un controbreak inatteso. Tsonga recupera fino a 3-4, ma il settimo game si rivela il capolinea della micro-rimonta transalpina. Roger tiene a 30, nonostante Tsonga si esalti in un passante adrenalinico che però fa solo da anteprima al quinto break per Federer che suggella il 6-3 della seconda partita. Le statistiche ci suggeriscono che, al di là della retorica, il servizio di Tsonga ha fornito una prestazione disarmante, con il 50% di punti vinti sulla prima ed il 44% sulla seconda. Una prestazione che oscura il 30% sulla seconda di Federer.

E’ notte fonda per Tsonga, ma il francese ricorda di avere già rimontato due set di svantaggio a Federer e sul 2-2 si gioca la chance per tornare in partita. Ma il servizio di Roger sale in cattedra e chiude il game. Sul 4-3 arriva il game dell’ultima battaglia, che si rivela la Waterloo di Tsonga. Lo svizzero sale 15-40 attaccando senza paura l’esitante servizio avversario, ma le due palle break sono cancellate da un due errori. Tsonga regala poi la terza palla break, annullata col servizio, e la quarta, regalata con un doppio fallo. Siamo 5-3 e Federer deve solo tenere il servizio per raggiungere l’ennesima (ventinovesima, per la precisione) semifinale in uno Slam. La missione è compiuta al secondo match point ed il match si conclude per 6-4 6-3 6-3 in meno di due ore di gioco effettivo.

In conferenza stampa il numero 3 del mondo confessa l’importanza di avere interrotto una scia di successi dell’avversario ed ammette che una delle chiavi del risultato è stata la prestazione di Tsonga, decisamente inferiore a Wimbledon, soprattutto con il servizio, che nella nottata newyorkese si è rivelato un’arma spuntata. Roger ora guarda con fiducia ad una semifinale in cui si augura di ripetere il Roland Garros, quando ha spezzato la serie di vittorie di Djokovic, imbattuto fino a quel giorno nel 2011.

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