STOSUR PRIMA FINALISTA

Samantha, non senza qualche difficoltà, supera per 6-2 al terzo set la 23enne tedesca Angelique Kerber, conquistando la finale degli U.S. Open 2011

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New York – E’ bastata poco più di un’ora e mezza di gioco affinchè Samantha Stosur si meritasse un posto nella finale di singolare agli U.S. Open, la seconda Slam in carriera, manifestazione per altro da lei già vinta in doppio nel 2005. Niente da fare, quindi, per la sorpresa di questo torneo, la tedesca Angelique Kerber, 92esima giocatrice al mondo stando al ranking mondiale, che però ha palesato in maniera evidente il motivo per cui si è classificata tra le prime quattro di questo torneo. Ma procediamo con ordine.

Primo set a Samantha.
Un match inedito, come questo, lascia aperto ogni possibile spiraglio di pronostico, perchè ormai, quando arrivi alla semifinale di un torneo dello Slam, guardare la classifica non ha davvero più alcun significato, dal momento che il gioco mancino della tedesca poco ha da condividere con quello che potrebbe scaturire da una giocatrice che si aggira attorno alla 100esima posizione mondiale. Ci si meraviglia fino ad un certo punto, però, che l’inizio migliore sia dell’atleta di Gold Coast, più abituata a giocare a questi livelli e che dispone di alcune armi, prima tra tutte il famigerato servizio in kick, indigeste soprattutto a chi, come Kerber, mai ci si era trovata di fronte. L’attitudine alla ricerca del punto di entrambe le atlete ha consentito alla partita di scorrere via veloce, e tanto rapidamente Samantha si portava sul 3-0, quanto velocemente la stessa giocatrice australiana archiviava la prima frazione per 6-3. Angelique, tuttavia, dopo un inizio poco produttivo cominciava ad entrare in partita.

Reazione teutonica.
E questo si evinceva in maniera particolare valutando lo score al servizio delle due atlete al termine del primo set: se entrambe avevano servito circa 7 prime su 10, Stosur vantava un leggero vantaggio nei punti conquistati con la prima palla (79% vs 70%), ma con la seconda aveva raccolto la miseria del 33% dei punti giocati. Un campanellino d’allarme che diveniva una sirena assordante quando, nel quarto gioco della seconda frazione, Samantha cedeva tutto d’un tratto la battuta a zero (non aveva ancora concesso alcuna palla break) e lasciava campo aperto a Kerber, che vestiva i panni preferiti della martellatrice mancina da fondo campo. Certo, c’è da dire che la tedesca, ancora una volta, nel corso dell’incontro ha mostrato una discreta capacità nel saper leggere il gioco avversario, perchè il servizio dell’australiana, apparso inviso nei primi giochi, nel secondo set veniva letto con continuità: la seconda frazione, infatti, si chiudeva per 6-2 con un nuovo break della tedesca nell’ottavo gioco. Le percentuali con la seconda di Stosur diventavano sempre più sconfortanti.

Colpo di coda.
Serviva un cambio di marcia, serviva una nuova Stosur, per impedire che le gesta di Kerber venissero raccontate anche nella finalissima e l’australiana, anche complice un po’ di distrazione della tedesca, quasi soddisfatta del gioco fin lì espresso, tornava a guidare la contesa a furia di drittoni ben assestati. In un quarto d’ora scarso lo score recitava 5-0 e servizio in favore di Sam, con un parziale punti di 20-5, che nella maggior parte dei casi sarebbe stato sufficiente per decretare la fine delle danze. In questo torneo, però,  Samantha ha già saputo stupire per la capacità di non chiudere partite (vedi Kirilenko) oppure di allungare gli incontri (vedi Petrova) ed anche in semifinale non ha lesinato di regalarsi qualche minuto di sofferenza extra. Così, facendo del fast forward, Kerber si ritrovava sotto 2-5, dove falliva ben 4 palle break, di cui 2 consecutive, per riaprire una partita in maniera clamorosa e commettendo invece un’ingenuità sulla seconda palla-match di Stosur, che con una volèe di rovescio strappava il suo pass per la finale. Dove non sarà favorita, ma dove sarà comunque della partita.

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