SERENA PRONTA ALLA QUATERNA

Questa sera, ore 22,30 in Italia, finale femminile dello US Open con l’americana netta favorita. Unica speranza per la Stosur? Qualche ulteriore guaio fisico della rivale…

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New York (USA). Questo, probabilmente, sarà il focus di una finale dall’esito scontato. Come si può, infatti, non considerare Serena Williams come la netta favorita dell’atto conclusivo che andrà in scena, eccezionalmente di domenica e in una data così densa di significati, in questa edizione 2011 degli US Open?

Sorpresa a metà. Certo, Samantha Stosur, sua avversaria questa sera, non può certo essere definita una sprovveduta. Nona testa di serie, la ventisettenne di Brisbane sconfitta in finale dalla Schiavone a Parigi 2010, ha disputato un torneo coi fiocchi, contribuendo anche personalmente, a suon di vittorie da record, ad indebolire una parte bassa del tabellone rimasta orfana forse troppo presto di quelle poche stelle che popolano quella galassia anonima che è il circuito WTA degli ultimi anni.

Cammino da record. Superate agevolmente l’impalpabile Arvidsson e la giovane Vandeweghe, al terzo turno la Stosur ha fatto fuori la russa Nadia Petrova (24) sconfiggendola per 7-5 al terzo dopo 3h16’ di lotta, stabilendo il record di durata di un’incontro femminile con tie-break in tutti e tre i set, dell’era open. Altro record l’australiana lo ha stabilito perdendo 17-15 il tie-break del secondo set contro Maria Kirilenko (25), sua avversaria in ottavi, poi sconfitta 6-3 nel parziale decisivo.

Che colpo con Vera! Il vero capolavoro Sammy però lo ha compiuto nei quarti, quando ha sconfitto, senza appello, con un doppio 6-3 la numero 2 del mondo Vera Zvoraneva, prima di approfittare della sorprendente presenza della potente tedesca Kerber, numero 92 del mondo, in semifinale (ahi, Flavia che occasione!), che pure le ha creato qualche problema costringendola al terzo set. Stosur, quindi, all’ottava partecipazione allo US Open, si ritrova a giocare la sua seconda finale Slam in carriera proprio nella parte conclusiva di una stagione povera di acuti e che l’aveva vista spesso steccare gli appuntamenti importanti: per lei è solo la terza finale dell’anno dopo quelle perse a Roma e Toronto.

Serena padrona di casa. A rigor di computer, però, dovrebbe apparire anche più sorprendente la presenza in finale della Williams, appena 27 delle ultime classifiche, che quella della Stosur! Sappiamo benissimo, invece, che la Williams a Flushing Meadows è di casa: la quasi trentenne americana (cambierà decina il 26 settembre), infatti, si è aggiudicata per tre volte lo Slam newyorkese in singolare (nel ’99, 2002 e 2008), e ha perso la finale del 2001.

Dubbi della vigilia… Per la dodicesima volta in campo US Open, però, era lecito avere più di qualche dubbio sulla condizione di salute di Serena che, dal successo di Wimbledon 2010, era stata vittima prima di un infortunio al piede, poi addirittura di un’embolia polmonare che stava per rimandarla al Creatore, restando quasi un anno lontana dai campi. Il rientro balbettante sull’erba, lo scorso giugno, era stato solo in parte riscattato da un’estate sul cemento impreziosita dai successi di Stanford e Toronto (torneo sul quale torneremo più avanti), ma parliamo sempre di 5 tornei complessivi disputati e pochi incontri alle spalle!

… sfatati dal campo. Però, quando uno ha la statura fisica e mentale di una campionessa come Serena, ci si può aspettare anche un exploit di questo tipo senza stupirsi più di tanto: ecco, dunque, sei partite vinte di fila senza cedere neppure un set a giocatrici del calibro di Victoria Azarenka, numero 4 del mondo, superata al terzo turno, Ana Ivanovic, sconfitta in ottavi, Anastasia Pavlyuchenkova (17), superata in quarti e soprattutto dell’attuale (discussa e discutibile) regina del ranking Caroline Wozniacki, strapazzata in semifinale senza poter recriminare in alcun modo.

Precedenti da interpretare. Dietro questa sfida apparentemente chiusa, ci sono precedenti interessanti. Serena è in vantaggio per 4-2, 4-1 se si considerano le sfide sul cemento. Di questi sei match, tre si sono conclusi al terzo set, segno che spesso c’è stata partita. Il primo confronto tra le due risale alle Olimpiadi pechinesi del 2008, dove Serenona passeggiò su un’avversaria ancora non pienamente conscia delle sue abilità da singolarista. Il match di Sydney 2009, invece, fu vinto dall’americana solo per 7-5 al terzo. Questa battaglia fece da preludio al primo successo di Sammy che avvenne solo qualche mese dopo a Stanford, per 6-2 al terzo, quando l’australiana era in grande ascesa. L’unico match lontano dal cemento, infine, si è disputato lo scorso anno a Parigi, quando, nei quarti, la Stosur superò Serena 8-6 al parziale conclusivo, lanciandosi verso la finale…

La finale di Toronto 2011. L’ultimo confronto diretto tra le due protagoniste è davvero molto recente. Risale, infatti, alla finale di Toronto di meno di un mese fa. In Canada Serena ha vinto in finale sulla Stosur per 6-4 6-2. Oltre a questa, a onor del vero, sarebbe potuta esserci un’altra sfida tra le due: nel terzo turno di Cincinnati, infatti, il tabellone le aveva di nuovo messe una di fronte all’altra, ma Serena in quell’occasione ha deciso di non scendere nemmeno in campo a causa del riacutizzarsi del terribile infortunio al piede che l’aveva tenuta lontana dai campi per così tanto tempo.

Fisico di Serena unico alibi per Sammy. Proprio quest’ultimo head-to-head mancato può essere uno dei pochi motivi che possono far sperare ad un incontro aperto. Serena, infatti, anche ieri sera, in semifinale con Wozniacki, ha accusato un leggero fastidio all’alluce del piede, che per la verità non l’ha condizionata per nulla. Ma la Williams in questa fase della carriera è una specie di gigante con i piedi d’argilla, mai perfettamente in forma fisica. Può dunque capitare che, anche alla luce del match di ieri, concluso in tarda serata, Serena non abbia perfettamente recuperato. In caso contrario, nonostante il gran diritto, il buon servizio e la discreta attitudine al volo di Sammy, pare davvero difficile che una Williams in condizione accettabile, con la sua strabordante forza fisica e la sua cattiveria agonistica, si faccia sfuggire di mano una simile occasione di vincere per la quarta volta lo Slam di casa.

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