SILENZIO, GIOCO IO!

A sorpresa Andy Murray sembra più preoccupato del rumore del pubblico americano che non di Federer e Djokovic: “Cercherò di passare a Flushing Meadows solo il tempo necessario, per non stancarmi troppo nel chiasso e nella confusione dello stadio”. Che si sia un po’ montato?

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Tennis – Flushing Meadows. Iniziano gli US Open è qualcosa è cambiato; come sempre. Andy Murray è a New York carico di grandi speranze per un torneo dove nel passato non ha sfigurato; a Flashing Meadows è stato infatti finalista nel 2008, semifinalista l’anno scorso e campione junior nel 2004 ed oggi più che mai sa di potersela giocare fino in fondo.

Murray fa parte da tempo della “Gang of Four”in cima alla classifica, spalla a spalla con Federer, Nadal e Djokovic, fuori dal resto del branco. Nonostante questo, fino alle Olimpiadi era considerato da molti un “perdente di successo”, che aveva accumulato il numero di punti richiesto in classifica per entrare a far parte dell’elite, ma non aveva vinto un trofeo importante per ottenere la piena titolarità.

Oggi Andy Murray ha però qualcosa che gli altri tre possono solo sognare: una medaglia d’oro vinta alle Olimpiadi di casa sua e sul campo centrale di Wimbledon. Inoltre, adesso può avvicinarsi all’ultimo grande slam dell’anno su un piano di parità con i suoi compagni membri dell’elite e questo potrebbe cambiare tutto. Dopo aver perso quattro finali del Grand Slam, la più recente a Wimbledon nel mese di luglio, Murray ha finalmente fatto il suo esordio dalla porta principale nell’olimpo del tennis.

Il suo allenatore Ivan Lendl, a cui si deve il cambiamento di passo di Andy, ha una storia simile alle spalle: “Prima di scoprire l’arte di vincere e raccogliere otto grandi trofei – ha detto Lendl Faccia di Roccia – avevo perso la prima delle mie quattro finali del Grand Slam”.

Presentarsi in campo con un titolo “vero” alle spalle e non soltanto un insieme di punti in classifica cambia le cose: “Per me è stato determinante nel processo mentale. – afferma ancora Ivan Lendl – Non mi sono sentito diverso e tanto meno ho cambiato il mio modo di giocare. Tuttavia, detto questo, è stato un grande aiuto nel fare cambiare agli altri la percezione che avevano di me. Può essere utile per guadagnare un punto in un tie-break del quinto set? Non lo so. Forse”.

Ora Murray ha dunque scoperto l’arte di vincere e sta attendendo il titolo di baronetto, queste due cose lo hanno cambiato anche nel modo di essere portandolo persino ad essere un po’ montato, al punto che sembra essere più preoccupato del rumore dei caciaroni spettatori americani, che non dei suoi avversari. Giudicate voi dalle risposte all’intervista che segue.

Complimenti per la tua medaglia Olimpica. L’hai portata con te negli Stati Uniti?
Andy Murray – No, è a casa e siccome sono partito subito dopo averla vinta non ho neanche avuto il tempo di decidere il posto dove sistemarla.

Le tue due ottime performance a Wimbledon ti hanno scrollato di dosso un fardello?
Andy Murray – Non saprei, so invece che la vittoria alle Olimpiadi è stata la più importante della mia carriera, che ho giocato molto bene e che attualmente sono in fiducia. Questo è molto importante.

Pensi di avere più chance a New York che negli anni passati?
Andy Murray – Non si sa mai quello che può capitare in uno Slam, ma sono ben preparato visto che nell’ultima settimana ho lavorato sodo. Certo non commetterò l’errore di sedermi sugli allori.

Ti sei allenato molto, dici, ma come va il tuo ginocchio?
Andy Murray – E’ a posto. Dopo il Masters 1000 di Toronto e poi anche dopo quello di Cincinnati, mi sono concesso qualche giorno di riposo. E’ bastato questo a e rimettermi.

Gli US Open sono molto impegnativi, si accompagnano a molte distrazioni e il pubblico è piuttosto rumoroso. Come pensi di mantenere la tua concentrazione?
Andy Murray – Effettivamente è un po’ una sfida. Ma questa volta ho scelto un hotel più tranquillo e più vicino al National Center, così cercherò di passare a Flushing Meadows solo il tempo necessario, per non stancarmi troppo nel chiasso e nella confusione dello stadio. Soprattutto durante la prima settimana. Proverò a rilassarmi standomene il più possibile per conto mio.

Che effetto ti fa ora, dopo diverse settimane, aver vinto le Olimpiadi. Ne hai preso coscienza o ti sembra ancora un sogno?
Andy Murray – Sì, per una decina di giorni dopo il mio exploit ho fatto fatica a realizzare completamente che ero diventato una medaglia d’oro. Pensate, quattro giorni dopo aver perso la finale di Wimbledon ho sognato di avere vinto i “Championships”, e pochi giorni dopo la mia vittoria ai Giochi ho sognato di averli persi . Ero un po’ confuso! Adesso ho realizzato a pieno, ma sono già proiettato verso altri risultati.

La Gran Bretagna ha trovato il suo eroe in te. A chi si devono affidare gli Stati Uniti? Non sembrano passare un buon momento…
Andy Murray – Quando giocano bene Roddick e Fish possono essere molto pericolosi anche perché hanno moplta esperienza in campo, inoltre Isner ha appena vinto a Winston-Salem. Poi c’è Querrey che ha avuto un’ottima estate. Direi che sono tutti avversari di cui diffidare.

Che cosa pensi dell’assenza di Nadal?
Andy Murray – Penso che la sua mancanza si sentirà perché Rafa è un campione amatissimo che porta in campo un’incredibile energia, ma sono assolutamente sicuro che il torneo se la caverà più che bene anche senza di lui.

Per la prima volta dopo tanto tempo ti ritrovi nella stessà parte del tabellone di Federer, quindi se tutto andrà per il verso giousto vi incontrerete. Ma non in finale. Ti fa strano?
Andy Murray – Direi di no, tanto capita sempre di dover affrontare qualcuno di altrettanto forte prima di arrivare in finale. Per me ci sono stati spesso o Rafa o Nole.

L’ultima domanda: hai sognato qualcosa riguardo nagli US Open?
Andy Murray No ancora nulla, ma vi terrò informati!

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