STOSUR, CHE MATCH!

Per passare ai quarti di finale l’australiana perde un tie break eccezionale e sciupa 7 match point, ma dopo quasi 3 ore di gara si impone sulla Kirilenko. Al prossimo round affronterà la Zvonareva, che ha battuto la Lisicki 62 63

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New York (Usa) – Spostato dall’Arthur Ashe al Grandstand, nella notte italiana Samantha Stosur (n.9 del seeding) e Maria Kirilenko (n.25) si sono scontrate nel penultimo incontro degli ottavi di finale della parte bassa del tabellone femminile degli Us Open. Si è imposta la quartofinalista della scorsa edizione dello Slam a stelle e strisce, vincente sulla moscovita per 62 67(15) 63. Dopo un primo set totalmente dominato dall’australiana, nel secondo la Kirilenko ha capito come reagire (attacando sul rovescio della Stosur), fino ad imporsi 17 15 in un tie break che per intensità, emozioni, colpi vincenti, errori, gioie e drammi si avvicina al memorabile miniset giocato da McEnroe e Borg nella finale di Wimbledon 1980. Rispetto all’epico scontro fra i due campioni del passato, la differenza l’ha fatta l’occhio di falco, che ha negato per due volte nello stesso match point il grido di gioia alla Stosur. Nel parziale decisivo Samantha è però stata più centrata e meno fallosa, al contrario della Kirilenko, ancora coraggiosa ma ormai senza più benzina. Nei quarti di finale la numero 10 del mondo affronterà la vincente del match fra Vera Zvonareva (2) e Sabine Lisicki (22).

Stosur, partenza razzo. Al sesto match in carriera (ora l’australiana comanda 4-2), le due sono state protagoniste di un incontro tipico del torneo femminile di questa edizione del Major americano. E cioè senza un briciolo di filo logico. Nella prima parte gara in campo c’è stata solo una giocatrice, la Stosur. In meno di 20′ l’australiana, picchiando con il dritto anomalo e caricando la palla con il suo “kickkone” (entrambi specialità della casa), ha inanellato una serie mostruosa di 20 punti a 3, difficilmente registrabile in un incontro di tennis professionistico. Risultato, 5 a 0 per Sam, e tanti sbadigli in tribuna per un match che sembrava già archiviato. La Kirilenko è stata però brava in due cose. Intanto sul suo volto non è trasparso l’imbarazzo per l’anomala situazione in cui si è ritrovata. E poi ha sporcato il suo tabellino, breakkando addirittura la troppo più forte rivale, senza però poter costruire ulteriormente una valida alternativa allo scontato esito del set.

Kirilenko torna in campo. Fortuna che nel tennis la sorte può girare ad ogni “15”, e nel secondo parziale la bionda moscovita ha preso a picchiare, a tenere la palla in campo e a prendersi il punto a rete. Lo stupore del pubblico è aumentato punto dopo punto, perché finalmente si è vista partita vera. Oltre ai meriti di una rinata Kirilenko vanno però ricordati anche i demeriti di Sam, che ha continuato a fare quello che aveva fatto nel primo set, ma senza più mettere la palla in campo. Maria è andata sopra 2 a 0, ed ha avuto anche tre chance per il 3 a 0, senza però centrare il secondo break. Salvatasi dalla complicata situazione, la Stosur ha recuperato, anche per la stanchezza che aveva attanagliato le gambe della russa, ma è stata ancora sotto di un break sul 4-3. Rimessasi parzialmente in carreggiata, la numero 10 del mondo ha dovuto faticare ancora per scrollarsi di dosso la rivale, che l’ha costretta al tie-break.

Il tie break dell’anno.Il miniset è stato qualcosa difficilmente paragonabile. E di difficile cronaca, dal momento che nei 32 punti giocati se ne sono viste di tutti i colori. Dal punto di vista tattico, la Kirilenko ha trovato più variazioni (spesso a rete) e ha capito di dover spingere sul rovescio avversario, tallone d’Achille nel bagaglio tecnico della Stosur. Samantha ha nascosto il gap celandolo dietro i suoi servizi arrotati e il dritto-bazooka, ma alla lunga l’handicap dalla parte sinistra le è costato davvero tanto. Nei momenti salienti invece, è sembrato che Maria avesse stretto un patto di sangue con l’occhio di falco, che le ha prima regalato uno dei sei set point, e poi l’ha salvata per ben due volte nello stesso match point (situazione mai vista prima). La Stosur invece, quel maledetto aggeggio elettronico lo maledirà per tanto tempo, perché dopo essersele inventate di tutti i tipi, alla fine ha ceduto nel braccio di ferro, perdendo per 15 punti a 17 un tie break durato quasi quanto un set. E così, dopo quasi due ore di partita (ricordiamo che il primo set era durato solo 30′), le due si sono giocate la qualificazione al terzo set. Giusto coronamento di una partita as-sur-da.

Maria coraggiosa, Sam solida. Il parziale decisivo è ovviamente cominciato con la Kirilenko in zona magica e la Stosur frastornata per la clamorosa chance fallita. Ma è stata comunque lei a mettere per prima il naso davanti, con il break del quinto gioco che l’ha portata sul 3-2, poi confortato da un buon turno al servizio (4-2). Figurarsi se la Kirilenko si è data per vinta, lei che aveva ripreso per i capelli una situazione da thriller. Nel settimo gioco la moscovita ha spinto come un’ossessa, trovando però dall’altra parte della rete una tennista ancora (con)centrata. Col braccio ormai sciolto, e con l’adrenalina che ricaricava la stamina, le due si sono esaltate giocando solo di vincenti. Pur mantenendo il successivo turno di battuta, sul 3-5 Maria ha commesso troppi errori di misura, e la Stosur ha finalmente potuto alzare le braccia al cielo (non prima di aver fallito, tanto per non farsi mancar nulla, il sesto e il settimo match point). Gli applausi a scena aperta però le due protagoniste se li sono divisi equamente, perché questo match batte, per intensità e colpi di scena, anche la partita fra Williams e Azarenka, fino a ieri la migliore partita degli Us Open 2011.

All’alba Vera fa poker con la Lisicki. Al sorgere del sole italiano, Vera Zvonareva ha chiuso il programma della settima giornata di Us Open battendo Sabine Lisicki (n.22) con lo score di 62 63 in 1h e 17′ di tennis. E’ stata la quarta vittoria volta in altrettante gare, dopo Us Open 2010, Roland Garros 2011 (con la Lisicki che chiuse in lacrime dopo essersi infortunata sul 5-2 e match point in suo favore nel terzo set) e Carlsbad 2011.

Rispetto all’odissea del Grandstand fra Stosur e Kirilenko, sull’Artuh Ashe si è assistito ad una partita decisamente più “normale”. La numero 2 del tabellone è partita forte, strappando due volte il servizio alla tedesca. Tanti errori per la semifinalista di Wimbledon (il servizio non ha funzionato per tutto l’arco del match) e tanta solidità per la russa che, in 29′ ha archiviato la pratica primo set.

Nel secondo parziale è arrivata l’attesa riscossa di Sabine che ha alzato il ritmo dello scambio, ha spinto di più con il suo ottimo dritto e ha approfittato del classico momento d’appannamento della Zvonareva (già palesatosi con Bondarenko e Medina Garrigues). Ma rispetto alla disastrosa versione Championships, sul cemento americano Vera sembra aver ritrovato il bandolo della matassa. Nel recente passato infatti la russa non avrebbe resistito all’ottima performance della Lisicki, e non avrebbe trovato il break della tranquillità nel momento del massimo sforzo della rivale. Nel nono game poi la Lisicki, ormai sfiduciata, ha concesso per la terza volta il servizio, e dunque la partita, alla numero 2 del tabellone.

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