VERSO LO SLAM

Mancano davvero poche partite alla conclusione delle qualificazioni dello U.S. Open, in attesa delle quali ci concediamo l’ennesima occhiata su quanto accaduto, tra cui le sconfitte di Cipolla e Viola

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New York (U.S.A.) – Per essere considerata una delle giovani stelle del circuito mondiale è proprio strano il destino di Ryan Harrison, diciottenne nativo di Shreveport, nella Louisiana, cui mai è stata assegnata dagli organizzatori dello Slam statunitense una wild card per il tabellone principale. Evento curioso, sebbene sia necessario precisare che attraverso la Federazione Statunitense gli era stato concesso un posto nel main draw agli Australian Open – grazie al consueto scambio di “inviti” che Francia, U.S.A. e Australia effettuano alla vigilia di ciascun torneo dello Slam – che non cancella del tutto lo stupore per averlo visto al via in queste qualificazioni. Tuttavia Ryan sara presente al prossimo U.S. Open perché ha saputo non solo superare ogni ostacolo, ma addirittura essere il primo dei 16 giocatori a farlo; non contento di questo, Harrison si è anche reso protagonista di due belle rimonte, dopo aver sconfitto agevolmente Jonathan Dasnieres De Veigy all’esordio. La prima conclusasi 5-7 7-6(5) 6-3 contro Rui Machado, il decimo giocatore del seeding, la seconda ottenuta col punteggio di 4-6 6-3 6-4 ai danni di Ricardo Hocevar. E per Harrison le porte di Flushing Meadows si sono definitivamente spalancate.

Miracolo di Lourdes. La palma della prima classificata in ordine temporale tra le donne spetta invece all’esperta lottatrice Lourdes Dominguez-Lino, un nome poco atteso – più a proprio agio sulla terra battuta – che ha invece messo in fila le tre giovanissime rivali che le si sono frapposte, a partire dalla britannica Heather Watson – detentrice del titolo juniores – per poi continuare con la statunitense Julia Boserup e per finire con la ceca Kristyna Pliskova. Un colpo a sorpresa, per una giocatrice che in questo 2010 non aveva mai messo piede in un tabellone principale Slam, una situazione che stava diventando preoccupante, ma non grave quanto quella di Olga Savchuk, che dai main draw di manifestazioni di questo tipo mancava addirittura da Wimbledon 2008, complice uno scadimento delle proprie prestazioni che non le aveva più permesso di competere a questi livelli. Almeno fino ad oggi, quando è riuscita a sconfiggere Katie O’Brien, regalandosi finalmente il traguardo tanto agognato.

“Ce l’abbiamo fatta”. Storie agli antipodi che si incrociano sono quelle della lussemburghese Mandy Minella e del francese Marc Gicquel, due giocatori con retroterra tutt’altro che sovrapponibili, visto che per la tennista di Esch-sur-Alzette la vittoria su Arina Rodionova vuol dire prima esperienza assoluta su questi palcoscenici, mentre il francese, qualificatosi a scapito di Ruben Bemelmans, può allungare la sua striscia di presenze Slam consecutive a quota 17. Se Rick De Voest, invece, si toglie finalmente i detestati panni di “Nearly Nearly Man” – come viene soprannominato in patria per le tante occasioni sciupate in carriera – superando in due partite Ilija Bozoljac, per Adrian Mannarino si concretizza a Flushing Meadows il primo Slam della propria vita: scopriremo poi come in questa veste non potrà proprio definirsi solo. La sua vittoria è giunta in rimonta, ai danni dell’elvetico Michael Lammer, grazie ad una insospettabile capacità di mantenere i nervi saldi, come non è invece accaduto ad Anna Tatishvili, la 20enne georgiana crollata nel finale dopo essersi trovata avanti nel tie break conclusivo contro la ceca Zuzana Ondraskova. Ha peccato di esperienza, cosa che non si può certo riferire a Sania Mirza, chiacchierata ormai più per vicende extra-tennistiche, che non ha tradito le attese contro la colombiana Catalina Castano.

Flavio e Matteo, niente da fare. Si conclude al secondo turno l’avventura di Flavio Cipolla e Matteo Viola, i due tennisti azzurri impegnati nella seconda parte di questa quarta giornata. Stati d’animo piuttosto differenti, cominciando da chi, probabilmente, nonostante la sconfitta odierna, può lasciare New York soddisfatto di quanto fatto. Parliamo naturalmente di Viola, che, complice una partenza a razzo, sembrava potesse proseguire il suo cammino verso le porte dello U.S. Open, ma, dopo il 3-0 iniziale, ha dovuto subire la rimonta del ceco Lukas Rosol, che da quel momento gli ha concesso 4 giochi, chiudendo l’incontro sul 7-5 6-2. Amaro in bocca, invece, per Flavio Cipolla, che in questo torneo, due stagioni orsono, sfiorò la seconda settimana, dopo una partita persa al quinto set contro Stanislas Wawrinka; quest’anno Flavio deve lasciare dopo un altro match combattuto, ma contro Daniel Munoz de la Nava e al secondo turno di “quali”. Il tennista romano non era partito bene, ma aveva risposto con analogo punteggio (6-3) alla prima frazione vinta dall’iberico, concludendo la partita però con un pessimo gioco al servizio, sul 5-6, all’interno di una terza frazione durata oltre un’ora, che lo ha costretto ad uscire dal torneo.

Quante prime volte! Dando una veloce scorsa agli ultimi 12 incontri di qualificazione maschile, di scena sabato, balza subito agli occhi un fatto già certo: la prossima settimana ci saranno diversi esordi a livello Slam. Già, perché chiunque vinca le sfide Lukas Rosol-Yuichi Sugita, Dusan Lojda-Robert Farah, Andreas Haider Maurer-Daniel Munoz de La Nava e Simone Vagnozzi-Martin Klizan vanta questo status, con altre possibili aggiunte. Ad esempio Milos Raonic e Igor Sijsling, che sfidano rispettivamente David Guez e Benoit Paire: comunque vada, però, avremmo comunque due esordienti agli U.S. Open, dato che il duo transalpino deve ancora saggiare questi campi durante il main draw. E poi ci sono Tatsuma Ito e John Millman, opposti ai nordamericani Robert Kendrick e Peter Polansky. Insomma, davvero tante possibilità affinchè il grande pubblico possa assistere a “nomi nuovi” in azione, senza dimenticare invece quelli già noti. Una sfida ricca di fascino metterà di fronte il ragazzo che viene dalle Cascate del Niagara, Frank Dancevic, al nipponico Kei Nishikori, che nonostante i 21 anni ancora da compiere in questo torneo ha già saputo cogliere un ottavo di finale. Infine c’è il caso di Ivan Dodig, pronto a ripetere l’exploit già ottenuto a Melbourne e a Londra, dove dopo la qualificazione ha raggiunto il secondo turno del main draw. Ci riuscirà di nuovo? Ai posteri, ma soprattutto a Noam Okun, l’ardua risposta.

Open di Stati Uniti o di Canada? Che smacco per le rappresentanti a stelle e strisce! E’ infatti quasi incredibile a dirsi, ma all’ultimo turno di qualificazioni femminili ci saranno più giocatrici della nazione caratterizzata dalla foglia d’acero che battenti bandiera U.S.A. Una situazione agevolata dalle ottime prestazioni di Valerie Tetreault, Stephanie Dubois, Sharon Fichman e Rebecca Marino, mentre gli Stati Uniti possono soltanto fare affidamento su Irina Falconi, comunque bravissima a superare di slancio la russa Anastasia Pivovarova per 6-7 6-2 6-2. Si rivede con piacere, invece, Tamira Paszek, chiamata ad affossare Evgeniya Rodina per superare l’ultimo ostacolo in ottica main draw, attendendo anche di conoscere l’esito di una sfida dal sapore vagamente retrò tra Mirjana Lucic e Sesil Karatantcheva. Per quanto riguarda gli esordi assoluti, il torneo femminile si dimostra ben più parco di aspettative, perché oltre a Mandy Minella, ci sono soltanto altri due nomi sicuri, ovvero le vincenti di due derby, quello canadese tra Fichman e Marino e  quello asiatico tra Junri Namigata e Sally Peers, con le possibii outsider Florencia Molinero (vs Monica Niculescu), Irina Falconi (vs Stephanie Dubois), Tetiana Luzhanska (vs Zuzana Kucova) e Alexandra Panova (vs Michelle Larcher de Brito) che cercheranno di aprofittare dell’occasione.

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