UNA BRUTTA GIORNATA

Sconfitto e colpito al volto dallo schiaffo morale ricevuto da Martin Klizan, Jo-Wilfried Tsonga si sfoga: “Sono stanco, non sono una macchina!”

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Tennis – Flashing Meadows. Non si può dire che Jo-Wilfried Tsonga abbia preso bene la sconfitta rifilatagli da Martin Klizan che lo ha spedito inaspettatamente a casa al terzo turno degli US Open, con un risultato che ben fotografa l’andamento bislacco del match: 4-6, 6-1, 1-6, 3-6.
Jo-Wilfried Tsonga è arrabbiato con se stesso e con il mondo del tennis, che lo costringe a giocare tutte le settimane per non perdere punti importanti in classifica. Non cerca scuse perché è conscio di aver giocato male, anzi malissimo. Anche se, alla fine, una piccola giustificazione la trova nel gran caldo.
La chiave del match è nel secondo gioco; proprio da qui inizia l’intervista realizzata mentre l’ira ancora bolliva nelle vene di Tsonga per essere stato buttato fuori da un giocatore che non era mai giunto al terzo turno di un Grand Slam.

D. Nel secondo set che sembrava che per te fosse giunto il momento giusto di prendere il controllo del match. Poi che cosa è successo?

Jo-Wilfried Tsonga:  “Sì, nel secondo set ho giocato bene. Ma in ogni caso, all’inizio del secondo set ho corso dei pericoli, ma alla fine mi sono ripreso. Non lo so, oggi non ero in buona forma. Non ho giocato un buon tennis. Sembrava che potessi farcela ed ho anche provato a mettere il mio avversario fuori gioco, ma niente da fare. Io in realtà non so perché sia andata così. A me ogni tanto accade”.
D. Solo una brutta giornata?

Jo-Wilfried Tsonga: “Già”.

 Q. Non disturbi fisici?

Jo-Wilfried Tsonga:   No.

D. A volte sembrava che avessi qualche problema al braccio o al polso, ne hai avuti?

Jo-Wilfried Tsonga: “No. No, proprio no”.

D. Eppure sembrava che ti muovessi lentamente.

Jo-Wilfried Tsonga: “Ugh, faceva caldo! Questo tipo di calore è terribile per me. Quando si guarda a tutte le partite che ho giocato con temperature elevate dall’inizio della mia carriera, si vede che ho spesso lottato e anche perso”.

D. Quanto è deludente lasciare così presto il torneo?

Jo-Wilfried Tsonga: “Sono deluso, perché comunque, si tratta di uno Slam e non ho mai perso in questo turno da un paio d’anni. Già, quindi sono deluso, ma in ogni caso, si sa, è il tennis. A volte si vince, a volte si perde. Naturalmente, è sempre triste quando si perde, ma apetto un altro buon momento. Questo episodio lo dimenticherò.

D. Puoi valutare e descriverci il tuo anno nel Grande Slam, sei soddisfatto in generale?

Jo-Wilfried Tsonga: “Beh non sono molto soddisfatto. Voglio dire, è una cosa normale. Sai, ho perso al secondo turno. Sono abituato a giocare i quarti di finale. A volte semifinale. E’ il tennis, lo sai. Oggi non ho giocato il mio miglior tennis e il mio avversario è stato sempre migliore di me e questo è tutto”.

D. Hai giocato un sacco di tennis, compresa la partita finita a 25 a 23 contro Raonic alle Olimpiadi. Ti sei stancato? Quante energie ti ha tolto quest’anno?

Jo-Wilfried Tsonga: “Sì, sai, è il tennis, te lo dico io (sorride). Dobbiamo giocare ogni settimana, io non sono una macchina. A volte sono stanco, a volte no. A volte, in buona forma, altre no. Tutto qui”.

D. Pensi davvero di dover giocare ogni settimana? Voglio dire, ora è possibile scegliere di non giocare alcune settimane. Come hai fatto la scorsa settimana, giusto?

Jo-Wilfried Tsonga: “Se voglio mantenere la mia posizione in classifica – tutti mi chiedono sempre se sono al 4° o 5° posto – devo essere competitivo. E le nuove regole del ATP secondo le quali devi giocare sei tornei da 250, sono pessime per me. Perché tutti i giocatori che partecipano a questi tornei mi sorpassano in classifica se non gioco. Quindi devo giocare”.

D. In uno Slam 127 giocatori sono sconfitti e vanno a casa, mentre uno solo vince. Saper affrontare la sconfitta è importante; come affronti le tue? Ti durano dentro più a lungo degli altri. Come fai ad accettarle?

Jo-Wilfried Tsonga: “Cerco sempre di tenere la testa alta e mi esercito molto. Quando sono arrabbiato con me stesso, mi esercito molto”.

D. Puoi dare la colpa al tuo allenatore?
Jo-Wilfried Tsonga: “Cosa?”.

D. Puoi dare la colpa al tuo allenatore?
Jo-Wilfried Tsonga: “Sì, a volte lo faccio”. (Ride)

D. Sei arrivato qui agli US Open come testa di serie n. 5. Ovviamente con Djokovic, Federer e Murray, i tre grandi, a questo punto c’è un grande divario, oppure è solo una impressione?

Jo-Wilfried Tsonga:  “Si , penso che per il momento vi sia una grande differenza. La differenza è che loro vincono i tornei e gli altri no. (Sorride). La difficoltà è vincere con questi ragazzi. Per questo mi alleno duramente ogni settimana. Do il massimo ogni giorno e non ricevo mai un premio. Ecco perché a volte è difficile”.

D. Federer ha detto quanto sia importante prendersi una vacanza lontano dai campi da gioco per prepararsi mentalmente per i grandi tornei. Pensi di farlo abbastanza?

Jo-Wilfried Tsonga: “Oh, sento di non farlo abbastanza. Ma come ho detto prima, devo giocare perché io non sono Federer, non sono Djokovic, e se voglio mantenere la mia posizione devo disputare questi tornei”.

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