US OPEN: PAGELLONE MASCHILE

Terminati gli Us Open è tempo di giudizi, e scattano le pagelle. Il migliore? Indubbiamente Novak Djokovic. Il peggiore? Juan Martin Del Potro. Fra gli italiani spicca Flavio Cipolla

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New York (Stati Uniti). All’indomani della finale degli Us Open è, come di consueto, tempo di tirare le somme su questa edizione del torneo, che per la prima volta ha visto vincere Novak Djokovic. Il successo del serbo non è una novità, ma gli vale, naturalmente, il massimo dei voti nel nostro ‘pagellone’, in cui trovano spazio anche gli altri protagonisti della manifestazione e tutti i tennisti azzurri impegnati sul cemento di Flushing Meadows.

NOVAK DJOKOVIC: 10 E LODE
Che voto dare a uno che nella stessa stagione (e non è ancora terminata) ha conquistato tre titoli del Grande Slam, cinque Masters 1000, e perso la miseria di due partite? Ovvio, dieci e lode! Ormai neanche il dieci basta più. Anche a New York il nuovo numero uno del mondo ha sbaragliato la concorrenza, dominando tutti gli avversari incontrati e risorgendo in un match ormai perso contro Roger Federer, al quale ha annullato due match-point (uno con una incredibile risposta incrociata di diritto). Novak è superiore agli avversari in tutto e per tutto, e nel 2011 ha superato Rafael Nadal – suo diretto concorrente alla leadership mondiale – per sei volte in altrettanti scontri diretti, e senza mai soffrire particolarmente. Insomma, pare proprio che il serbo – a differenza di Federer – sia riuscito a trovare l’ambita ‘strategia anti-Nadal’.

ROGER FEDERER: 9
Non arriva in finale, ma se la meritava eccome. Per la seconda volta nel corso dell’anno ha dimostrato di essere l’unico a saper battere Novak Djokovic, anche se questa semifinale non è andata come quella di Parigi. Roger ha fallito due match-point prima di capitolare (proprio come nel 2010), e il modo in cui ha completamente staccato la spina dopo il contro-break del serbo lascia un po’ a desiderare. Ma l’elvetico ha nuovamente saputo esprimere il suo miglior tennis, spazzando via Jo-Wilfried Tsonga (che l’aveva eliminato negli ultimi due, recenti, scontri diretti) con un match di altissimo livello, e dominando l’attuale re a suon di variazioni e colpi vincenti. Erano parecchi anni che il tennista di Basilea non conquistava nemmeno un titolo del Grande Slam, ma dopotutto le stagioni passano, e la concorrenza, ora come ora, è più agguerrita che mai. Ma guai a dire che l’ex numero uno del mondo è ormai prossimo alla pensione. Roger può ancora stupire, e siamo certi che lo farà presto.

RAFAEL NADAL: 8

Secondo voi meritava più di Federer per essersi fermato un turno più avanti? Secondo me no. E’ la sesta volta quest’anno che arriva all’ultimo atto contro Djokovic, ed è la sesta volta che perde. Evidentemente qualcosa che non va c’è anche in lui, non è solo il tennis del serbo a fare la differenza. ‘Rafa’ è sceso in campo teso, quasi impaurito dalla prepotenza del rivale, e infatti, dopo una buona partenza, è subito stato messo sotto dal rivale, capace di piazzare un parziale di 6-0, e dominarlo per gran parte della sfida. Il maiorchino è riuscito a rimanergli attaccato nel terzo set solo grazie alla sua immensa grinta, ma con Djokovic non basta. Serve di più. Un di più che questo Nadal, comunque bravissimo a raggiungere la finale pur senza brillare (e passeggiare contro Murray), pare proprio non avere.

JANKO TIPSAREVIC: 7,5
Dopo la sorprendente semifinale colta a Montreal il buon Janko gioca un gran torneo anche a Flushing Meadows, raggiungendo il primo quarto di finale in carriera in un Major. Un grosso aiuto, naturalmente, l’ha avuto dal ritiro di Tomas Berdych, ma è stato comunque abile nel far fuori prima Gensse e Petzschner, e poi Juan Carlos Ferrero, prima di giocare alla grande per due set contro l’amico e connazionale Djokovic. Gli ultimi due grandi risultati gli permettono di migliorare parecchio il proprio best ranking, arrivando sul 13esimo gradino della classifica Atp. Niente male per uno che a gennaio era fuori dai primi 50.

ANDY RODDICK E JOHN ISNER: 7
Il primo coglie finalmente un risultato di rilievo in una stagione sin qui avara di soddisfazioni, ma contro Nadal scende in campo solo fisicamente, lasciando altrove testa e motivazioni e subendo una ‘lavorata’ memorabile. Il secondo raggiunge invece il primo quarto di finale in carriera in un torneo del Grande Slam, e lo fa naturalmente grazie al servizio, ma non solo. ‘Big John’ è stato infatti capace di farsi valere anche con il diritto, e giocare degli ottimi turni di risposta sia nel match vinto contro Simon, che in quello ceduto di misura a Andy Murray, al quale ha dato parecchio filo da torcere, arrivando a un passo da una complicatissima rimonta. L’aver avuto due giocatori nei quarti di finale (più Donald Young finalmente competitivo) restituisce un po’ di ossigeno al movimento Usa, che di recente era trainato solo ed esclusivamente dalle buone prestazioni di Mardy Fish, qui battuto da Tsonga negli ottavi.

ANDY MURRAY: 6
La semifinale, per uno come lui, è il minimo indispensabile, e per questo non merita più della sufficienza. Da non dimenticare, infatti, che sia agli ottavi che ai quarti di finale ha affrontato due giocatori (Donald Young e John Isner) al proprio miglior risultato in carriera, e quindi già piuttosto appagati. Contro Nadal gli è mancato un po’ tutto, a partire dalla testa, solita tradirlo nei tornei che contano davvero. Lo scozzese ha bisogno di uno scatto a livello mentale, altrimenti è destinato veramente a una carriera da eterno secondo. O, per essere più precisi, da eterno quarto.

JUAN MARTIN DEL POTRO: 4
Si diverte contro Filippo Volandri e Diego Junqueira, perdendo 13 giochi in due partite, ma successivamente viene malamente eliminato dal non irresistibile Gilles Simon. Ogni torneo del Grande Slam l’argentino viene considerato come la più grossa mina vagante, ma sin qui ha sempre deluso. Neanche i campi di Flushing Meadows, che nel 2009 gli consegnarono il suo primo Major, hanno saputo restituirci un JMDP davvero competitivo, e il grave l’infortunio al polso sembra aver davvero fermato l’ascesa di ‘Palito’. Che non sia più, davvero, il Del Potro di un paio di stagioni or sono? Per il tennis, di certo, non sarebbe un bene.

LA PEGGIOR SVISTA DEL TORNEO (E NON SOLO): 2
Terzo turno. In campo Mardy Fish e Kevin Anderson. Vince lo statunitense 6-4 7-6 7-6, ma non è questo che ci interessa. 6-4 3-1 Fish, serve Anderson, 15-30. Parte lo scambio e a un certo punto Mardy gioca un diritto incrociato stretto. Anderson ci arriva in corsa e lascia partire un passante di diritto da dietro il paletto. La palla esce larga di mezzo metro, tanto che la grafica assegna il quindici a Fish, ma né giudice di linea né giudice di sedia, incredibilmente, chiamano l’out, e quest’ultimo dà il punto al sudafricano: 30-30. Fish, disperato, chiama l’occhio di falco, il cui verdetto scatena le risate e i fischi del pubblico. Ecco il video.

FLAVIO CIPOLLA: 7
Ha sbalordito Nishikori per due set, e approfittando successivamente del ritiro del nipponico, ha raggiunto un meritato secondo turno. La sfida, contro Dolgopolov (che poi è andato a rompere le uova nel paniere a niente meno che Novak Djokovic) sembrava proibitiva, ma Flavio ha recuperato l’impossibile – risalendo da due set sotto e poi da 1-4 nel quarto – e portandosi avanti per 4-1 al quinto. Il suo ‘sogno’ si è spento insieme all’errore che gli ha negato il 5-2, con Dolgopolov che è rientrato e ha chiuso grazie a un parziale di 5-0, ma in fondo un vantaggio di un break al set decisivo, per uno che non serve propriamente in maniera eccezionale, non è poi che nulla di speciale. In ogni caso 45 punti del secondo turno regalano a Flavio la possibilità di arrivare a tre soli gradini dal proprio best ranking (di 99), in una stagione che l’ha visto scalare – sin qui – ben 146 posizioni. E c’è ancora qualcuno che non si spiega come possa stare fra i top 100. E’ semplice, li vale e se lo merita!

POTITO STARACE E FABIO FOGNINI: 6
Entrambi vincono un buonissimo match all’esordio, ma successivamente cedono piuttosto male ai propri avversari. Le due sconfitte ci stanno eccome, ma di Fognini non è piaciuto il modo in cui ha alzato bandiera bianca (14 games persi consecutivamente non si vedono tutti i giorni), soprattutto dopo un primo set in cui è stato superiore a Berdych, mentre Starace ha sprecato qualche occasione di troppo, e Davydenko non si è certo fatto pregare. Rimane comunque la soddisfazione per avere vinto un match sul cemento newyorkese, che, per quanto sia magra, Fognini non se l’era mai tolta, e a Starace mancava dal lontano 2004. Un plauso a Fognini è invece dovuto per l’ottimo torneo di doppio, che ha visto il ligure raggiungere – in coppia con Simone Bolelli – una prestigiosa semifinale. Mai nessuna coppia azzurra c’era riuscita nell’era Open, e avercela fatta alla vigilia di un’importantissima sfida di Coppa Davis darà sicuramente morale e fiducia ai nostri. La scelta del bolognese di recarsi a Flushing Meadows esclusivamente per giocare il doppio, forse, non si è rivelata del tutto sbagliata.

ANDREAS SEPPI E FILIPPO VOLANDRI: 5
Entrambi meritano la stessa valutazione, ma con due motivazioni molto diverse. Se infatti Volandri, al cospetto del campione del 2009 Juan Martin Del Potro, sul cemento, poteva fare poco/nulla ma ha comunque raccolto solo 5 games (troppo poco per meritare la sufficienza), Seppi poteva fare molto di più. E’ vero, Juan Monaco gli sta davanti sia in classifica che nel modo di giocare a tennis, ma la netta resa del tennista altoatesino – alla luce anche della sua ottima partenza, e della ‘lavorata’ che Pico ha subito successivamente da Roger Federer – è decisamente troppo poco per quello che, sulle superfici veloci, dovrebbe essere il nostro miglior esponente.

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