BYE BYE ANDY

Stanislas Wawrinka, autore di un match perfetto, estromette dagli Us Open Murray.Per Robredo seconda vittoria per ritiro. Ora se la vedrà con Youzhny, carnefice di Isner

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Flushing Meadows (Usa) – Cade la testa di serie n.4 del tabellone maschile degli Us Open. Andy Murray esce di scena, e lo fa per mano di Stanislas Wawrinka (6/7(3) 7/6(4) 6/3 6/3 lo score finale), perfetto nell’interpretare il match contro uno dei “papabili” al trono newyorkese. Lo svizzero ha giocato meglio, si è divertito con il suo magistrale rovescio e con una tattica di gioco tanto attenta quanto aggressiva. Il Louis Armstrong Stadium non può far altro che rendere omaggio all’elvetico, e salutare l’eterno “piazzato” di Dunblane, capace in quest’edizione di peggiorare ulteriormente il già magro ottavo di finale raggiunto lo scorso anno. Peggio di così non potrebbe andare per il povero Andy, che a Flushing Meadows si era presentato con le migliori intenzioni, per scacciare in un sol colpo tutte le delusioni di un infausto 2010.

Andy, il brutto anatroccolo. A ben vedere nei quattro Major stagionali lo scozzese non si è comportato poi così male. Una finale agli Australian Open, una semifinale a Wimbledon e un ottavo al Roland Garros. Il problema più che altro sta nel gioco, passivo e altalenante, e nelle mal riposte aspettative, che vengono puntualmente tradite da quello che oggi possiamo appellare come “brutto anatroccolo fra i Fab Four”. Almeno Djokovic, che certo non naviga in acque tranquillissime, uno Slam l’ha portato a casa. Murray invece sta rischiando di entrare in un vortice di autocommiserazione e spavento, nel vedere il gradino più alto di un Major sempre più come una chimera. L’anagrafe è dalla sua parte (23 anni), ma quelli che lo precedono in classifica a 23 anni si erano già imposti nei grandi appuntamenti, mentre lui è in una parabola discendente, che gli ha fatto perdere fiducia nei suo mezzi tecnici – che fine ha fatto quel rovescio ingiocabile? – e nel suo approccio mentale al match. Di tutt’altra pasta l’incontro disputato da Wawrinka, che pur dovendo richiedere un injury time a inizio terzo set (anche Murray ha avuto qualche problema fisico durante il match), ha sempre avuto in mano la partita, deliziando il pubblico e caricandosi ad ogni punto. Soprattutto il linguaggio dei corpi ha denotato il differente approccio. Andy si è arrabbiato con se stesso, ha sbattuto più volte la racchetta in terra e i suoi occhi hanno vagato fra gli spalti, alla ricerca di solidarietà dal box. Stanis alzava le braccia al cielo ad ogni “chicca” balistica – e ne ha fatte, sì che ne ha fatte – urlava, si divertiva. Stanis ha fiutato l’impresa, e l’impresa è giunta.

Stan, che partita. Il nono incontro fra Murray e Wawrinka (prima di oggi Andy conduceva 5 a 3), comincia con un buon ritmo, e con lo scozzese che già nel terzo game si procura 4 palle break, senza però riuscire a strappare la battuta al rivale. Da parte sua, Stanislas appare subito in gran forma, giocando per nulla intimorito e anzi rispondendo con veemenza agli attacchi del n.4 del mondo. Murray prova a mettere pressione entrando con i piedi nel campo, ma l’elvetico è lucido nell’anticipare il colpo, cogliendo spesso in controtempo il britannico. L’inizio convincente di Wawrinka gli vale il primo break, giunto nel quarto game. Il vantaggio però non viene capitalizzato e sul punteggio di 5-3 e servizio, il n.27 del ranking viene controbreakkato. L’epilogo del primo set è dunque un tie break, nel quale Murray gioca finalmente con grinta, tracciando subito un solco importante che gli permette di chiudere in tranquillità (7-3). Si dice che nel tie break si impone sempre il giocatore più forte, e la conclusione del primo set sembra rispecchiare i valori (sulla carta) dei due. La differenza di classifica sembra palesarsi anche nel secondo parziale, nel quale lo scozzese ruba subito il servizio al rivale. Match in discesa, dunque, per un Murray che nei match precedenti aveva fatto vedere le cose migliori a risultato acquisito? Neanche per sogno, perchè a Wawrinka di recitare il ruolo da comprimario non va per nulla, e nel game successivo rimette il punteggio in parità. L’equilibrio contraddistingue tutto il set, fino al secondo miniset di giornata. Questa volta però, è l’elvetico ad allungare, andando fino al 4-1, parziale che gli permette di sporcare il tabellino dei set.

Fasciatura miracolosa. Con il punteggio in perfetta parità, la partita vive i momenti migliori nel terzo set. A metà parziale Stanis chiede l’intervento del fisioterapista, per un problema alla coscia destra. Il massaggio e la fasciatura fanno bene a Wawrinka e malissimo ad Andy, che non capisce come comportarsi di fronte ad un avversario apparentemente malconcio. Ma lo svizzero è tutt’altro che malmesso, tanto che alla ripresa delle ostilità l’ex numero 9 del ranking è addirittura più aggressivo, mentre il ragazzo di Dunblane si perde in un gioco di rimessa, poco efficace e molto dispendioso. Gioco facile per Wawrinka breakkare l’avversario e aggiudicarsi il terzo parziale, il vero spartiacque di questo match. L’elvetico è in zona magica, e nel quarto set gioca ad una velocità pazzesca, impreziosendo la prestazione con soavi vincenti di rovescio. Andy è il balia del dirimpettaio, e a poco servono gli ultimi, disperati tentativi di giocare la carta del serve&volley. Un doppio 6/3 condanna il finalista ’08 degli Us Open a fare le valigie. Per Wawrinka, arriva il terzo ottavao di finale sul cemento di Flushing Meadows. Questa volta però, il sapore della vittoria è davvero dolce.

Llodra da ammirare, ma passa un Robredo “audacissimo”. La fortuna aiuta gli audaci. Si dice così, quando si cerca elegantemente di giustificare un non proprio meritato exploit, nello sport come nella vita di tutti i giorni. Quest’oggi gli “audaci” sono due spagnoli, Feliciano Lopez e Tommy Robredo, che arrivano agli ottavi di finale degli Us Open grazie soprattutto al ritiro dei loro avversari, Stakhovsky e Llodra. Come se i nostri cugini iberici avessero bisogno della “buena suerte”, forti di ben 6 rappresentanti fra gli ultimi 16 dello Slam americano (5 nella parte alta, con la certezza di almeno uno spagnolo in semifinale). Continuando a virgolettare gli aggettivi, diciamo che il più “audace” di giornata è Tommy Robredo che, dopo aver beneficiato del ritiro di Julien Benneteau nel secondo turno, quest’oggi ha stretto la mano anzitempo ad un altro francese, Michael Llodra, costretto a rimettere la racchetta nel fodero sul punteggio di 3/6 7/6(6) 6/4 2-1 in favore del 28enne di Hastalric. Troppo fastidiosa fascite plantare, che ha menomato gli spostamenti del transalpino per tutta la seconda parte del match. Un vero peccato, perché Michael in questa edizione degli us Open stava dando spettacolo, con il suo tennis scoppiettante fatto di gran servizi, deliziose volèe e tante invenzioni, che gli aveva permesso di sbatacchiare fuori dal torneo Tomas Berdych e Victor Hanescu. E che probabilmente avrebbe avuto la meglio anche sul gioco regolare di Robredo, che ha avuto il suo miglior momento del match quando è riuscito ad aggiudicarsi il secondo parziale (dopo essere stato avanti 5-3, e poi 6-3 nel miniset). Nella terza partita Llodra non è più riuscito a nascondere i suoi problemi, cominciando a ciondolare sul campo. Il francese ha fatto tenerezza, impacciato e lento com’era, ma non ha mollato, continuando seppur visibilmente acciacato, a giocare il suo incontro. Robredo faticava anche nel portare a casa i punti contro un avversario fermo “come un semaforo”, accompagnando i troppo facili passanti con pungnetti e grida alla Connors. In fondo, Tommy ha fatto la sua partita, e non è certo colpa sua se, a inizio quarto set, il suo rivale ha preferito abbandonare un match segnato ormai da tempo. Fatto sta che agli ottavi di finale ci arriva lui. Come di consueto, dato che in carriera il n.41 del ranking ha raggiunto questo obiettivo nel 2001, nel 2004, nel 2006, nel 2008 e nel 2009. Forse questa volta non proprio meritatamente, ma certo con molta “audacia”.

Youzhny deve vincere due volte. E’ Mikhail Youzhny (n.12) il tennista che completa il quadro degli ottavi i finale degli Us Open. Nel match serale sull’Arthur Ashe il russo è stato severamente impegnato da John Isner (n.18), ma al termine delle 3h e 20′ di gioco è lui ad alzare le braccia al cielo. L’incontro poteva durare molto meno, perché dopo aver vinto il primo set, nel secondo parziale Youzhny ha strappato per due volte di seguito il servizio all’avversario, andando a condurre 5-2 e servizio. Il “lungone” statunitense è riuscito però – complice un grave passaggio a vuoto del moscovita – a rientrare clamorosamente nel set, sferrando poi l’attacco nel miniset, vinto 9 a 7. Raggiunta la parità, i due hanno giocato con buona intensità nei seguenti due set, decisi da pochi importanti punti. Ad Isner non sono quindi bastati i 33 ace per avere la meglio del n.12 del seeding, vincente per 6/4 6/7/(7) 7/6(5) 6/4. Negli ottavi Youzhny se la vedrà con Tommy Robredo, uno dei due giocatori non fregiati di una testa di serie rimasti in corsa nello Slam americano (l’altro è Gasquet).

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