VAGNOZZI E CAMERIN VANNO VELOCI

I due azzurri ottengono una qualificazione al terzo turno piuttosto agevole, mentre Dentoni cede al set decisivo all’australiana Peers. Inoltre, analizzeremo il rilancio di Larcher e le prove del nove fallite

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New York (U.S.A.) – Un’altra ricca giornata di sole a Flushing Meadows ci permette di raccontare nuove storie che si vanno via via consumando nel torneo di qualificazione dell’ultimo Slam della stagione. Storie che come ieri avranno inizialmente per protagonisti i primi giocatori italiani che sono scesi in campo in questo venerdì. Storie con tratti comuni, perchè se ieri vi avevamo raccontato di come i nostri protagonisti avessero negativamente esordito subendo un break alla prima occasione, oggi, posso anticiparvelo, l’avvio è stato completamente opposto, ovvero coi nostri alfieri in grado di togliere la battuta al proprio rivale. Presupposti affinchè questi racconti si trasformino in favole dal sapore dolce, ma, per esserlo appieno, non basta una stuzzicante introduzione, è anche necessario un finale all’altezza: allora andiamo a scoprire se Simone Vagnozzi, Maria Elena Camerin e Corinna Dentoni avranno vissuto felici e contenti al termine delle loro odierne fatiche.

Vagnozzi no limits.
Si sta rivelando un rullo compressore Simone Vagnozzi, il tennista ascolano che non sembra davvero trovare avversari nel Queens, sebbene per lui si tratti della seconda esperienza professionistica assoluta in Nordamerica  – la prima avvenuta quattro anni fa, proprio in questo torneo, dove però uscì all’esordio – e del sesto torneo disputato su cemento nelle ultime due stagioni. Tuttavia la fiducia che Simone ha trovato nel corso di questo positivo 2010 supera di gran lunga la desuetudine ai suddetti scenari, come deve aver scoperto oggi l’ucraino Ivan Sergeyev, estromesso con irrisoria facilità al termine di una contesa caratterizzata da due set dall’andamento identico, conclusisi sul 6-2 in favore dell’azzurro, che ha colto i break al secondo e all’ottavo gioco. Ripetendo la prova di ieri, senza lo sgradito spauracchio finale, Simone non ha dovuto trascorrere in campo più di 66 minuti, il tempo necessario per stanare lo stesso giocatore che nell’ultima edizione degli Australian Open si era arrampicato, dalle qualificazioni, fino al secondo turno, cedendo soltanto davanti a Fernando Verdasco. La prova odierna di Vagnozzi è però stata magistrale, a riprova di uno stato di forma eccezionale, che verrà testato domani da Martin Klizan – anche lui qualificatosi al terzo turno senza grandissimi patemi, dopo aver eliminato Izak Van der Merwe e il giustiziere di Daniele Giorgini, Pedro Clar-Rossello – che costituisce l’ultimo baluardo tra Simone e il primo tabellone principale in uno Slam della sua carriera.

Maria Elena, questa volta senza fatica.
31 Slam contro 0 vogliono dire molto, in termini di esperienza. E lo ha appreso molto bene oggi la croata trapiantata in Florida Ajla Tomljanovic, 17 anni compiuti lo scorso mese di maggio, reduce da una stagione molto positiva che l’ha sospinta fino alla 160esima posizione del ranking Wta, ma che non le ha riservato ancora la prima qualificazione in un torneo dello Slam. E così, dopo i tentativi falliti a Parigi e a Londra, anche New York riserva un disco rosso alla tennista nata a Zagabria, che dovrà così attendere il 2011 per riprovarci, cercando di evitare di cadere nelle trappole che giocatrici esperte come Maria Elena Camerin sanno tessere. La tennista veneta, infatti, dopo aver sofferto anche troppo nel match inaugurale contro la 15enne Madison Keys, ha evitato di incorrere in grossi rischi, cosa che gli è effettivamente riuscita, come si evince dal 6-2 6-3 che ha sancito il passaggio al turno decisivo della giocatrice azzurra. Nonostante questo, però, si è trattata di una partita piuttosto lunga, durata quasi un’ora e mezza, con diversi games combattuti, che fortunatamente Camerin è riuscita a girare quasi sempre in proprio favore. E così, le difficoltà al servizio palesate nei primi turni da entrambe – fattore che portava ai tre break consecutivi in apertura – venivano brillantemente superate dall’azzurra, mentre Tomljanovic, nonostante un’altezza notevole, non ha mai dato l’impressione di trovare una simile sicurezza, concedendo occasioni in serie e finendo col venire sovrastata da Camerin. L’azzurra, da par suo, ha tremato soltanto nel finale, quando sul 6-2 5-1 non ha messo la parola fine all’incontro e ha permesso alla croata di collezionare gli ultimi due giochi in proprio favore. L’esperienza, però, si è fatta valere una volta di più, e quelle 31 partecipazioni nei tornei dello Slam potrebbero davvero divenire 32, anche se l’ultimo ostacolo risponde al nome di Patricia Mayr, già carnefice di Camila Giorgi e oggi giustiziera della giovane Krista Hardebeck.

Corinna, non basta un super-set.
Si arresta invece al secondo turno la marcia di Corinna Dentoni nelle qualificazioni agli U.S. Open, di fronte all’australiana Sally Peers, giocatrice di due anni più giovane che ha però mostrato, almeno nella giornata di oggi, una maggior solidità nei momenti chiave. Non per questo motivo, però, bisogna condannare completamente la prova della giocatrice toscana, che ha davvero lottato a lungo prima di cedere il passo alla ragazza nata a Melbourne, la quale, prima di questa settimana, aveva un record orribile nelle qualificazioni Slam – 4 sconfitte al primo turno su 4 tentativi. Le due si sono affrontate da subito a viso aperto, dando l’impressione entrambe di poter prendere il sopravvento: la prima a farlo è stata l’italiana, volata sul 2-0, rivelatosi ben presto un fuoco di paglia, perché l’australiana rientrava immediatamente ed ogni turno di battuta di Dentoni si mostrava molto arduo: reggeva fino al 4-4, ma poi lasciava all’avversaria la prima frazione per 6-4. La pronta risposta arrivava nella mezz’ora seguente, quando Corinna chiudeva una seconda partita senza perdere alcun break, pareggiando così il conto set, ma non invertendo completamente l’inerzia, perché il primo gioco del set successivo, pur vinto da Dentoni, era molto lungo e segnava l’inizio del risveglio di Peers. Sally tornava a comandare la contesa, provava a fuggire con un primo break al terzo gioco, immediatamente rintuzzato, ma sferrava l’attacco definitivo sul 3-3, quando con tre giochi consecutivi portava a casa l’incontro e la qualificazione.

Cose buone dal mondo: bomba lusitana.
Da quel torneo di Miami del 2007, quando era stata capace di battere Meghann Shaughnessy alla tenerà età di 14 anni, Michelle Larcher de Brito conduce una vita tennistica non propriamente agevole, attesa continuamente ad un exploit non ancora concretizzatosi. E non bastasse questo, le sue quotazioni in questa stagione sono anche in evidente ribasso: per sua fortuna, all’interno di uno scenario così desolante, Michelle può almeno archiviare positivamente il 27 agosto di questa tragica annata, in cui ha rifilato un doppio 6-0 all’ostica bielorussa Anastasia Yakimova, uscita dal campo dopo soli 37 minuti e dopo aver collezionato la miseria di 19 punti. Chissà che non inizi da qui la sua risalita; sarebbe davvero lo scenario adatto per smentire le tante critiche piovutele addosso.

Cose buone dal mondo 2: la wild card abdica. Finisce al secondo turno la corsa di Blake Strode, ovvero il giocatore che si era guadagnato il diritto a giocare le qualificazioni di Flushing Meadows vincendo la competizione “USTA National Playoffs” – la competizione indetta dalla Federazione Statunitense con lo scopo di dare a qualsiasi affiliato la possibilità di giocare l’appuntamento tennistico più sentito negli Stati Uniti. Strode, dopo aver superato Cecil Mamiit nella finale di Atlanta dello scorso luglio, si era così meritato l’acceso a questa settimana newyorchese. Dal basso del suo 641esimo posto nella graduatoria mondiale, il laureato all’Arkansas College, di per sé già esaltato dal fatto di poter vivere un’esperienza così esaltante, si era rivelato anche molto fortunato, dato che il suo avversario di primo turno, Alex Bogdanovic, si era ritirato sul punteggio di 6-3 2-5, garantendo così a Blake l’accesso all’incontro successivo. Purtroppo per lui, però, non gli è bastato recuperare due set messisi subito male contro il croato Ivan Dodig per dare seguito al suo sogno, perché quando è andato a servire sul 5-6, Strode ha pagato la tensione del momento, finendo col venire breakkato in entrambe le frazioni.

Cose buone dal mondo 3: Le prove del nove fallite. Dopo il prestigioso scalpo del primo turno, il 18enne australiano Bernard Tomic, che si era tolto lo sfizio di sconfiggere il numero 1 del seeding di qualificazione, il turco Marsel Ilhan, non riesce a tenere vive le proprie velleità in chiave qualificazione, finendo col cedere all’esperto israeliano Noam Okun; il quale gli impedisce così di esordire nell’unico torneo dello Slam che ancora gli manca da giocare. Bernard non è però l’unico giocatore a non esser stato in grado di confermare la bella prestazione del turno precedente, dato che Chase Buchanan, artefice dell’eliminazione di Federico Del Bonis, è crollato senza colpo ferire al cospetto del giapponese Tatsuma Ito.

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