KIMMORTALE

Kim Clijsters vince un match al cardiopalmo contro Venus Williams, qualificandosi per la finale degli Us Open. Per la belga è il ventesimo successo consecutivo sul cemento americano

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Flushing Meadows (Usa) – E sono venti. Da venti incontri consecutivi Kim Clijsters vince sul cemento degli Us Open. Venti incontri o, se volete, due titoli (2005 e 2009) e una finale, conquistata al termine di un match vibrante contro Venus Williams. Con il punteggio di 4/6 7/6(2) 6/4 la belga ha regolato la Venere Nera, che anche quest’anno dovrà accontentarsi di ammirare la finale dello Slam statunitense in televisione, o in tribuna al fianco della sorellina dai nuovi lineamenti stile Naomi Campbell. Proprio Serena le tolse il titolo nel 2002 (dopo due affermazioni consecutive, 2000 e 2001), e da lì in poi per Venus il Major di casa ha riservato più delusioni che altro, con solo una semifinale nel 2007. Penultimo round raggiunto ma non superato neanche quest’anno, perché al cospetto della numero 4 del ranking oggi si è innalzata imperiosa una Kim Clijsters immortale, capace di portare a casa una partita massacrante dal punto di vista mentale e fisico. Proprio la migliore condizione atletica è stata l’arma in più della belga, che nel primo parziale è dovuta sottostare alle regole ferree della corrazzata Venus. Ma con il passare dei game la Williams ha sparato sempre più a salve, e gli scambi sono diventati sempre più lunghi. Il nuovo ritmo del match (la svolta c’è stata nel tie break giocato in modo rovinoso dall’americana) ha giovato alle doti di Kim, esaltatasi negli ultimi scampoli dell’incontro di fronte ad una avversaria ormai alle corde. Dopo essere stata la cernefice della statunitense negli ottavi della scorsa edizione, la Clijsters eclissa per il secondo anno consecutivo la luce di Venere, e conquista la terza finale consecutiva nel Major americano. Fra lei e lo storico “hattrick”, la sorprendente Zvonareva, che con la vittoria di oggi contro la Wozniacki mette al riparo Serena Williams dagli attacchi della danesina al trono Wta. Almeno una delle sorellone questa notte ha qualche motivo per sorridere.

Partenza esplosiva. Di fronte per la tredicesima volta in carriera (6-6) Venus e Kim si sono presentate all’appuntamento forti di un cammino convincente (nessun set perso dalla Williams, uno solo dalla Clijsters). Entrambe però avevano ancora qualcosa da migliorare. La statunitense fino ad oggi era sempre partita in sordina. Intendiamoci, la Venere ha asfaltato una dopo l’altra tutte le sue avversarie, che però nel primo set si sono avvantaggiate di qualche errore di troppo della n.4 del ranking. Imbattuta da 19 incontri di fila, la belga aveva invece da registrare a puntino soprattutto il servizio, dopo la disastrosa prestazione nella seconda metà gara contro la Stosur – per fortuna di Kim l'”aussie” in quel match fece anche peggio-. Il labor limae ha dato i migliori frutti, e le due hanno cominciato il loro tredicesimo scontro con ferocia, classe e determinazione. Fino al sesto game i servizi l’hanno fatta la padrona, con nessuna delle due capace di arrivare fino a “30” nei turni alla risposta. Gli scambi sono stati molto brevi, e le palline fischiavano sull’Arthur Ashe come proiettili. Il ritmo indiavolato è naturalmente più nelle corde di Venus, mentre la Clijsters avrebbe avuto bisogno di allungare lo scambio per indurre all’errore l’avversaria. Ma Venus di palleggiare non ne ha avuto proprio voglia, e nel sesto game una sontuosa stop volley le ha regalato il primo vantaggio esterno, convertito poi in break grazie ad un errore della Clijsters. Di fatto è bastato quel punto a Venus per aggiudicarsi il primo set per 6/4, perché con il servizio-bazooka e tanta solidità, alla 30enne americana non è rimasto che aspettare il decimo game per chiudere il parziale.

Kim non ci sta. Venus ha vinto il primo set perché ha avuto più spesso in mano il pallino del gioco, mentre la Clijsters si è adattata al gioco della rivale, più che imporre il proprio. Ma Kim ha avuto il merito di non demoralizzarsi, forse intuendo che l’avversaria non avrebbe potuto mantenere a lungo quegli standard. Ci è voluta però un po’ di fortuna per permettere alla campionessa in carica degli Us Open di strappare per la prima volta nel match il servizio alla Williams; alla prima palla break Venus ha servito profondo, ma sul seguente attacco ha trovato il nastro, che ha rimandato nella sua metà campo la pallina. Per la prima volta in vantaggio di due game, Kim ha subito poi il controbreak nel quinto gioco (2-3), ma si è subito riportata avanti, quando nel sesto gioco la Williams ha servito sottotono, permettendo alla belga (alla terza chance) di ritornare in vantaggio, confermato fino al 5-3 e servizio.

Amnesia belga. In meno di due minuti il nono gioco del secondo set ha rappresentato per la Clijsters una vera follia sportiva. Quattro erroracci da fondocampo hanno annullato tutto quello che di buono Kim aveva fatto fino a quel momento, garantendo ad una quasi immeritevole Williams di tornare in partita. Già nel quarto di finale con Samantha Stosur la belga aveva palesato passaggi a vuoto imbarazzanti, ma nella semifinale di un Major certe lacune non sono accettabili da una campionessa come la Clijsters, che da quel momento in poi ha preso a sparare ad occhi chiusi, senza più tattica. Ma con tanto orgoglio, che ha reso gli ultimi game del secondo set i più affascinanti del match.

Harakiri Venus. Le due hanno poi tenuto i rispettivi turni fino al tie break, il primo fra le due dopo 12 incontri. Al servizio per prima, la Clijsters ha vinto il primo punto, per poi trovarsi subito dopo sul 6 a 1 grazie a due (!) doppifalli consecutivi, ad un ennesimo nastro colorato di rosso-giallo-nero, ad uno smash clamorosamente sparacchiato e ad un altro errore banale della testa di serie n.3 del seeding. Trovatasi con 5 set point, la Clijsters avrà pensato che in qualche modo si doveva pur meritare tutto quel bendidio, e allora con un bel rovescio la belga ha chiuso il parziale con il punteggio di 7/6(2).

Kim si esalta, Venus scompare. Nel secondo game la Williams ha avuto subito una palla break, ma non ne ha approfittato. E’ apparso chiaro che ormai il serbatoio americano era entrato in rosso, e la prima ad accorgersi del cambio di rotta è stata la Clijsters, che non ha fallito la chance di allungare (3-1). I palleggi si sono fatti sempre più lunghi, e a questi ritmi è stato relativamente facile per la bela sfiancare ulteriormente un’avversaria annaspante, che non trovava neanche più il conforto nel servizio. Con le ultime forze Venus ha controbreakkato Kim, ma nel nono game un doppiofallo della Williams e un lob perfetto della Clijsters hanno portato quest’ultima a servire per il match. Nel decimo game del terzo set la campionessa in carica non si è fatta più sfuggire l’occasione di chiudere il parziale, pestando a tavoletta negli ultimi quattro punti dell’incontro, terminato dopo 2h e 23′ di gran bel tennis. E domani, di nuovo in campo contro Vera Zvonareva, per un “blackjack” che vale una pagina di Storia.

Queste le parole di Kim Clijsters nel dopogara: “Ho cercato di fare il punto il più possibile e quando lei accorciava mettevo i piedi nel campo. E’ stata una bellissima partita da giocare”.

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