VINCE LA PIOGGIA

Un’altra giornata disturbata dal maltempo non evita a Matteo Viola e Corinna Dentoni di superare il primo turno nelle “quali” dello U.S. Open. Eliminato invece Simone Bolelli, quasi Anna Floris

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New York (U.S.A.) –  It can’t rain all the time. In un film degli anni ’90 – assurto a fenomeno mediatico di primissim’ordine più per la morte in sede di registrazione dell’attore protagonista che non per il valore intrinseco dell’opera – vi era un passaggio in cui veniva citata la frase che funge da incipit a questo articolo. In italiano è stata tradotta in “non può piovere per sempre” ed è il pensiero più ottimistico che ha pervaso le teste dei giocatori che da due giorni a questa parte avrebbero voluto disputare il proprio match d’esordio nelle qualificazioni agli U.S. Open, ma il clima glielo ha impedito. Timori che questo fenomeno potesse investire il torneo prologo all’ultimo Slam stagionale erano già emersi durante lo scorso weekend, quando la manifestazione femminile della non lontana Montreal era rimasta paralizzata per 48 ore, e si erano accentuati con le continue interruzioni a cui era stato sottoposto il combined di New Haven a cavallo di questa e la scorsa settimana: dopo un martedì in cui erano stati portati a termine soltanto 20 match – tra cui quello che era coinciso con l’eliminazione di Riccardo Ghedin per mano del ceco Jan Hernych – in campo maschile e 17 in quello femminile, il ricco mercoledì vedeva l’inizio delle competizioni posticipato di quasi sei ore rispetto all’ora decretata dagli organizzatorii (dalle ore 11 alle ore 16.40). Solo allora il tempo ha permesso ai primi giocatori di dare inizio alle proprie battaglie, in un vero e proprio clima da tregenda.

Fronte azzurro:  chi ha già giocato… C’era curiosità nei confronti del plotone italiano presente al via del torneo secondario dell’Open statunitense, e uno dei motivi era legato a Matteo Viola, che assieme a Daniele Giorgini e Camila Giorgi, proprio in questa manifestazione faceva il suo esordio assoluto nel mondo degli Slam. Il tennista veneto ha iniziato come meglio non avrebbe potuto, sconfiggendo l’ungherese Attila Balazs con l’eloquente punteggio di 6-3 6-1 e garantendosi così l’accesso al secondo turno, dove incontrerà il vincente di un incontro non ancora conclusosi, che vede comunque il ceco Lukas Rosol in ottima posizione nel suo tentativo di eliminare la ventottesima testa di serie Rajeev Ram, sul 6-7 6-2 5-1 (15-0). La sorte del nordamericano di origine indiana è condivisa da Anna Floris, che nonostante fosse ai nastri di partenza della competizione forte della ventiduesima testa di serie, si è lasciata irretire dall’argentina Florencia Molinero, che attualmente conduce per 6-4 4-6 5-0 nel match che verrà concluso nella giornata odierna come quarto sul campo numero 18. Chi invece non era al proprio esordio a New York, ma non ha saputo invertire la propria tendenza negativa nei confronti delle “quali” del quarto Slam dell’anno, come mostrato già nel 2005 e nel 2006, è Simone Bolelli, rimontato dall’austriaco Andreas Haider Maurer dopo aver facilmente vinto il primo set 6-3 – doppio 6-2 nelle restanti frazioni: il bolognese deve ringraziare il francese Edouard Roger-Vasselin per non ricoprire il ruolo poco edificante di testa di serie più alta già eliminata (numero 5 contro numero 4). Per due azzurri compresi nel novero dei favoriti (quasi) eliminati, c’è stato tra i nostri alfieri chi, al contrario, si è mostrato capace di estromettere qualcuno che ricopriva tale ruolo: si tratta di Corinna Dentoni, che in due frazioni ha superato la numero 27 del tabellone, la slovena Masa Zec Peskiric, per 6-3 7-5, con la nota positiva di aver subito un solo break nel corso dei 100 minuti di gioco. La tennista toscana si aggiudica così il primo incontro assoluto al terzo tentativo in questa manifestazione. Ed ora sotto con l’australiana Sally Peers.

…E chi non ancora. Andranno di scena oggi, quindi, gli esordi di Daniele Giorgini, opposto al leggero iberico Pedro Clar Rossello (secondo incontro dalle 11 sul campo numero 17), e di Camila Giorgi, che affronta la testa di serie numero 11 Patricia Mayr (seconda partita sul campo 16), mentre si tratta di prima volta limitatamente per quanto riguarda la competizione newyorchese per Simone Vagnozzi, che giocherà sempre come secondo match, ma sul campo numero 10, contro il settimo tennista del seeding, il rumeno Adrian Ungur. Toccherà poi anche a Flavio Cipolla, che dovrà invece attendere che vengano terminati ben quattro incontri prima di fare il proprio ingresso sul quarto campo assieme a Alex Kuznetsov, e di Maria-Elena Camerin, che segue l’esempio della maggior parte dei suoi connazionali e viene collocata a seguire di un altro match, quello tra Levine e Zampieri, sul settimo court, contro la speranza della USTA, la classe ’95 Madison Keys

Ritardi del programma e altre chicche dal torneo maschile. Le due giornate funestate dal maltempo hanno provocato forti ritardi sugli ordini di gioco, tanto che la terza giornata, quella che avrebbe dovuto allineare tutti i giocatori al turno conclusivo di qualificazione, è invece destinata al completamento dei match inaugurali e, per realizzare quest’intento, ci vorrà comunque un miracolo, perché non hanno ancora visto la propria conclusione più della metà degli incontri di primo turno. Ad aver, per ora, beneficiato maggiormente delle poche partite portate a conclusione è stata la parte bassa del tabellone, sia maschile che femminile: da registrare il rientro alle competizioni, dopo quasi 14 mesi d’assenza dal circuito, dello statunitense, ma nato in Bosnia, Amer Delic, sconfitto per 6-2 6-4 dal “connazionale” Michael Yani, mentre davvero poco proficuo è stato per ora il torneo dei tennisti brasiliani, che presidiavano con le proprie bocche di fuoco l’ultima sezione del draw, con Joao Souza (16) e Thiago Alves (20), entrambi seccamente eliminati all’esordio, rispettivamente dal britannico Jamie Baker e dal belga Ruben Bemelmans. La moria delle teste di serie sudamericane prosegue però con l’esclusione del numero 18 del tabellone, il colombiano Carlos Salamanca, estromesso dal croato Franco Skugor, e da quella quasi certa di Federico Del Bonis, numero 11, che da martedì attende di terminare il proprio incontro, che lo vede sotto per 6-3 3-6 5-2, contro la wild-card americana Chase Buchanan. A proposito di tennisti in tabellone mediante invito, hanno già fatto le valigie Andrea Collarini, Johannes Robert Van Overbeek e Greg Ouellette, mentre devono ancora conoscere il proprio destino gli altri –  Jarmere Jenkins, Alexander Domijan, Jordan Cox e Steve Johnson – tra cui spicca il nome di Blake Strode, il giocatore che ha colto l’accesso a questa manifestazione grazie alla vittoria, il cui atto conclusivo si è tenuto il mese scorso durante la tappa ATP del torneo di Atlanta, nello “U.S. Open National Playoffs”, quel lunghissimo torneo che dava la possibilità a tutti, partendo dalle competizioni regionali, di poter vincere un invito per la kermesse statunitense più sentita dell’anno – tra le ragazze la wild card è finita tra le mani di Alexandra Mueller. Il suo esordio è fissato per oggi contro il britannico Alex Bogdanovic. C’è ancora molto da scrivere, insomma, sulla manifestazione maschile, che speriamo cominci ad entrare nel suo vivo oggi.

Disastro Brengle e altre piccole storie. Fa storcere il naso agli appassionati a stelle e strisce il bottino al momento conseguito dalle proprie portacolori: a fronte di due sole vittorie, tra cui quella della quinta testa di serie Varvara Lepchenko, si registrano ben sei sconfitte, compreso il rovescio della numero 7 del tabellone, Sheenay Perry, bruciata al terzo set dalla lussemburghese Mandy Minella e soprattutto di Madison Brengle, che avrebbe potuto affrontrare proprio la Minella al turno successivo se non si fosse fatta rimontare in maniera clamorosa dalla francese Claire De Gubernatis, contro cui si è trovata a condurre per 6-3 2-6 5-0 prima di concederle gli ultimi sette giochi consecutivi. Si potranno consolare, a New York, con la vittoria di una delle loro promesse più futuribili, vale a dire la diciassettenne Sloane Stephens, uscita in maniera perentoria alla distanza contro Anais Laurendon (6-4 6-1 il risultato finale), così come potranno sorridere in Olanda e Giappone per i secchi 6-0 6-0 che due delle maggiori speranze del tennis locale, Arantxa Rus e Misaki Doi, hanno rifilato alle rispettive avversarie, la boliviana Maria Fernanda Alvarez-Teran e la transalpina Stephanie Foretz. Diversi infine gli umori a casa Pliskova: Kristyna si è sbarazzata di Lauren Albanese per 6-2 7-6, mentre Karolina si è arresa con un periodico 6-4 all’eterna stella emergente Michelle Larcher de Brito. Per il resto, i risultati sono consultabili a questo link, con la speranza di avere molto di più da raccontare a partire da domani.

Livescore non all’altezza del torneo. Da diversi fronti, in particolar modo da quello del calcio – considerato vieppiù vetusto nell’ottica dello sviluppo tecnologico – vengono spesso lanciati attestati di stima verso il mondo del tennis, perchè ha saputo integrare in maniera sagace uno strumento come quello dell’Hawk Eye all’interno del canovaccio di una partita, senza creare grossi scompensi. Inutile negare come questa sia stata una modifica metabolizzata ormai dalla maggioranza degli appassionati, così come è innegabile che da diverso tempo a questa parte grazie a streaming e a livescores sono davvero moltissime le occasioni in cui esiste la possibilità di seguire il proprio beniamino in ogni angolo del globo terracqueo. Da questo punto di vita è però doveroso tirare le orecchie alla società che gestisce il sito dei quattro avvenimenti Slam, i tornei fondamentali all’interno di una stagione, a maggior ragione nel periodo delle qualificazioni, che senza l’aiuto delle telecamere si legano in maniera indissolubile alla validità del proprio sistema di livescores. E qui casca l’asino, come si suol dire. Oltre alla saltuarietà in cui i risultati vengono aggiornati in certi frangenti, quello che balza all’occhio è l’angolo riferito alle statistiche, in cui, per un errore del sistema che perdura da tempo, il numero dei vincenti è pari a quello degli aces e il numero degli errori non forzati è identico a quello dei doppi falli: un difetto che sparisce una volta che l’incontro è terminato, quando il dato relativo ai colpi vincenti e agli errori non forzati, evidentemente errato, scompare. Un problema che, in osservanza a quanto accaduto ad esempio in Australia, dovrebbe riconfermarsi perfino sui campi secondari durante il tabellone principale e che rende quindi meno completo un servizio al’interno di un sito che per tre settimane verrà visitato da milioni di naviganti. Peccato.

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